Conti deposito e titoli di Stato: rendimento e utilizzo

Pubblicato da il 15/05/2013 in conto deposito -

La prudenza prima di tutto. Di fronte al delicato periodo che stiamo vivendo, gli italiani sembrano scegliere come principale strumento di risparmio il conto deposito.

Lo conferma l’ultimo rapporto Consob sulle attività finanziarie delle famiglie del nostro paese. Lo studio, concentrato sul ceto medio, ha disegnato un quadro dettagliato sullo stato del risparmio in Italia.

  • Conti deposito e libretti postali sono gli strumenti più utilizzati, con il 47% del totale, rispetto ad azioni e fondi comuni. La diffusione dei conti deposito è aumentata progressivamente dal 2007, crescendo di ben 10 punti. Nonostante la diminuzione generale dei rendimenti questo strumento è ancora al primo posto per la sicurezza offerta dalla garanzia del FITD, sulle giacenze fino ad un massimo di 100mila euro, e la tendenza di alcune banche a farsi carico dell’imposta di bollo proporzionale alla somma depositata prevista dal D.L. 16/2012. In alcuni casi i tassi di questi strumenti nelle forme vincolate superano il 3,80% lordo.

Per quanto riguarda i titoli di Stato sono invece cresciuti del 3%.

  • Il Tesoro di recente ha venduto tutti i 3,5 miliardi di euro di Btp triennali con un tasso in calo sotto il 2%. Il rendimento medio è sceso all’1,92% rispetto al 2,29% dell’asta di aprile. Assegnati anche i Btp a 15 anni per 1,5 miliardi di euro, il massimo previsto, con l’interesse medio in calo al 4,07% dal 4,55% dell’asta di febbraio.
  • I 7 miliardi di Bot 12 mesi sono stati assegnati con tasso medio dello 0,703%, minimo storico dalla nascita dell’euro, in diminuzione rispetto allo 0,922% dell’asta di metà aprile. Collocati anche tutti i 3 miliardi di Bot flessibili, a 219 giorni, allo 0,393%. In questo caso le richieste sono risultate 2,09 volte superiori all’offerta.

La differenza di rendimento tra le due tipologie di titoli è strettamente connessa alla differenza di durata. I Bot, infatti, essendo degli investimenti a breve termine risultano essere per loro natura meno rischiosi rispetto ai Btp, che invece inglobano un maggior rischio per via del fatto che sono qualificabili come investimenti a medio e lungo termine.

Per il risparmiatore, in questo periodo delicato, è bene differenziare il più possibile il portafoglio, consultando un operatore specializzato e di fiducia.

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