Deflazione e rendimento: la strana coppia

Pubblicato da il 26/09/2014 in conto corrente, conto deposito, risparmio -

Il tormentone dell’estate 2013 era lo “spread”, cioè la differenza tra i tassi di interesse dei Titoli di Stato decennali italiani e tedeschi, che allora viaggiava attorno a 300 punti base (il 3%). Oggi che il valore dello spread è più che dimezzato, il mercato si interroga su una parola nuova: “deflazione”, cioè la discesa dei prezzi (l’opposto dell’inflazione). Alla fine di agosto l’Istat ha comunicato che, per la prima volta da oltre 50 anni, l’indice mensile dei prezzi al consumo in Italia è stato negativo: -0,1%. Quali sono le conseguenze sul risparmio della discesa dei prezzi?

L’andamento dei prezzi è ciò che determina il rendimento reale dei nostri investimenti, che si ottiene sottraendo il valore dell’inflazione al tasso di interesse nominale.

Così, per esempio, se guardiamo al passato, possiamo scoprire che a giugno 2011 il rendimento nominale dei Bot all’1,92% corrispondeva a un rendimento reale negativo, cioè a una perdita dello 0,55%, a causa di un tasso di inflazione del 2,47%. Mentre il tasso di interesse attuale dei Bot, pari allo 0,136%, in situazione di bassi prezzi consente una rivalutazione effettiva del capitale, per quanto modesta.

Analogamente, il rendimento dei Btp decennali al 2,82% rappresenta un risultato di tutto rispetto, che è perfino superiore a quello del settembre 2011, quando i Btp rendevano il 6,19% a fronte di un’inflazione del 3,29%.

Oggi, in pratica, tutti gli strumenti a reddito fisso offrono una sostanziale corrispondenza tra rendimento nominale e rendimento reale. Questo vale anche per la liquidità depositata sul proprio conto corrente o su un conto deposito.

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