Spread e BCE: quali effetti sul risparmio?

Pubblicato da il 10/09/2012 in conto deposito - 3 Commenti
mario draghi

Durante la conferenza stampa dello scorso giovedì 6 agosto, il Presidente della BCE Mario Draghi ha descritto le azioni che l’istituto di Bruxelles intraprenderà a sostegno dell’euro. Queste riguarderanno, da un lato, una strategia di acquisti illimitati dei Titoli di Stato e, dall’altro, il mantenimento di tassi contenuti per rifinanziare il sistema bancario.

Gli effetti di tali dichiarazioni sullo spread non hanno tardato: il valore di tale indicatore è infatti sceso tra i 350 e 370 punti base, contro gli oltre 480 di luglio.

Perché gli effetti delle dichiarazioni di Draghi sulla stabilità dei mercati siano apprezzabili, invece, a queste dovranno ora far seguito azioni concrete dei Paesi interessati dalla crisi, ma (come ricordato in un articolo odierno di Corriereconomia) i primi effetti sul risparmio cominciano già a farsi sentire:

  • Investimenti fino a 1 anno. Si tratta certamente della scelta meno rischiosa in termini di esposizione all’oscillazione dei mercati, ma il rendimento dato da investimenti in Titoli di Stato a 12 mesi è piuttosto basso. Il tasso di interesse riconosciuto dai BOT agosto2012, per esempio, non supera l’1,57% lordo, contro il 4,10% e oltre dei migliori conti deposito. La redditività, poi, diventa addirittura negativa se si punta su strumenti di risparmio al cui emittente è assegnato il massimo grado di affidabilità (Tripla A).
  • Investimenti fino a 2 anni. Accettando qualche rischio in più e allungando quindi l’orizzonte temporale dei propri investimenti, è possibile ottenere ritorni in grado di tutelare il proprio denaro dall’inflazione italiana (attualmente al 3,2%): alcuni corporate bond, ad esempio, possono superare il 4% lordo e certi conti deposito anche il 4,8%. Anche in questo caso, tuttavia, se si punta sui titoli governativi dei paesi più virtuosi il ritorno è generalmente negativo.
  • Investimenti fino a 3 anni. Normalmente i Titoli di Stato con scadenza a 3 anni offrono rendimenti molto vicini al tasso d’inflazione, ma attualmente possono risultare ancora negativi per i paesi virtuosi (Germania in testa). I titoli italiani con questa scadenza hanno beneficiato molto delle decisioni della BCE: il rendimento dei BTp a 3 anni, collocati a fine novembre scorso a poco meno dell’8%, è attualmente sotto il 3%.
  • Investimenti fino a 10 anni. Si tratta della durata a cui fanno solitamente riferimento gli investitori internazionali. Ad oggi il BTp a 10 anni rende meno del 5,5% lordo. Un premio comunque interessante ma destinato a ridursi ancora se la crisi dell’eurozona dovesse risolversi definitivamente.

Per garantire il massimo livello di sicurezza al proprio portafoglio, ciascun risparmiatore dovrebbe comunque effettuare le proprie scelte d’investimento in un’ottica di diversificazione tanto di prodotto quanto di orizzonte temporale, possibilmente affidandosi alla consulenza di un operatore esperto e fidato.

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