Risparmiare per la pensione: quanto si dovrebbe mettere da parte?

Pubblicato da il 09/10/2017 in generale, risparmio -

All’interno di uno Stato, la pensione è una delle voci che costituiscono maggiore spesa. Infatti, come sottolinea lo stesso FMI, la spesa pubblica per le pensioni è aumentata da una media del 4% del PIL nel 1970 fino al 9% nel 2015. Inoltre, secondo le recenti valutazioni, all’interno dei Paesi Ocse, l’Italia è uno dei Paesi che spende di più per ciò che riguarda pensione, con la sua quota pari al 16,5% del PIL nel 2015.

Vero è che la pensione pubblica svolge quindi un ruolo cruciale per il sostentamento economico della popolazione anziana ma siamo certi che gli assegni pensionistici di domani riusciranno ad offrire ai lavoratori di oggi lo stesso trattamento ricevuto dalle generazioni precedenti?

Volendo quindi guardare i dati, dal 1980 al 2015, la spesa pubblica per le pensioni in Italia è praticamente raddoppiata e, tutto questo, in contemporanea con l’innalzamento della prospettiva di vita che, nel nostro Paese, si aggira intorno ai 83,5 anni, una delle più alte d’Europa. Un altro dato decisamente interessante è quello relativo invece al tasso di dipendenza degli over 65 sulla forza lavoro che, tra circa 30 anni, si stima essere persino maggiore di adesso, ovvero del 62% sulla popolazione lavorativa attiva. Insomma, la conclusione è piuttosto ovvia: ci saranno certamente più pensionati che lavoratori tra alcune decine di anni e quindi il costo relativo alle pensioni si alzerà ancora di più.

Considerando perciò il sistema pensionistico “a ripartizione”, ovvero quello utilizzato in Italia, in cui le pensioni attuali vengono finanziate con i contributi versati oggi dai lavoratori attivi e dai datori di lavoro, è lecito porsi la domanda: lo Stato riuscirà a mantenere la mia pensione tra 30 o 40 anni? Dovrei forse mettermi a risparmiare per la mia pensione e quanto dovrei cominciare a mettere da parte? 

La risposta alla prima domanda pare piuttosto ovvia, lo Stato potrebbe non riuscire a dare seguito a tutte le richieste che dovrà affrontare nei prossimi anni e, quindi, è piuttosto saggio e decisamente consigliato cominciare a mettere da parte privatamente per il proprio futuro ma anche quello della propria famiglia. Qual è perciò il modo migliore per non ritrovarsi con una pensione non adeguata tra qualche anno? Cominciare fin da giovani, oggi stesso, a risparmiare ed a investire il denaro in maniera corretta e sicura.

Il modo più semplice per farlo è sicuramente quello di utilizzare le varie forme di previdenza integrativa individuale, il che non si traduce necessariamente nel famoso “fondo pensione”, ma piuttosto nell’investire liberamente allo scopo di sostenere il proprio tenore di vita una volta cessata l’attività lavorativa. Inoltre, considerato che l’obiettivo rimane quello di accumulare per far sì che il capitale cresca più velocemente possibile nel tempo, l’investimento sui mercati finanziari diventa una risorsa utile al conseguimento di potenziali rendimenti nel lungo periodo.

Ad ogni modo, quanto bisognerebbe risparmiare? La risposta è piuttosto semplice e, secondo molti esperti, almeno il 6% dello stipendio annuale.

Secondo recenti simulazioni, infatti, i nati dopo il 1990 dovrebbero mettere da parte almeno il 6% del loro stipendio annuale per un lasso di tempo di circa 30-40 anni per riuscire a colmare il divario, o meglio, il gap che si potrebbe creare tra pensione statale e pensione in grado di soddisfare le esigenze di un pensionato di 70 anni. Per farlo, non è per forza necessario utilizzare un fondo pensione, come si diceva poco fa, ma anche semplicemente gestire dei titoli azionari a basso rischio oppure utilizzare un conto deposito in totale autonomia.

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