Credit crunch: il Nordest l’area più penalizzata

Pubblicato da il 21/02/2012 in news -

Logo CGIA (Fonte: www.cgiamestre.com)

Pochi giorni fa abbiamo affrontato il tema del Credit crunch: oltre a fornire una definizione, abbiamo spiegato come tale “contrazione del credito” influisca sulla gestione ordinaria di molte banche.

La diretta conseguenza di questo fenomeno ricade sulle imprese, le quali non riescono più ad accedere a finanziamenti. Non avere immediata disponibilità di contante significa non essere potenzialmente in grado di pagare le scadenze a breve termine, come ad esempio gli stipendi o le commesse per le materie prime necessarie al processo produttivo. La situazione viene spesso aggravata anche dal ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione.

L’evoluzione di tale situazione è stata fotografata dalla CGIA di Mestre che ha presentato una ricerca dalla quale si scopre che il ricorso al credito a livello nazionale è diminuito: solo nel mese di dicembre 2011 infatti il dato è sceso dello 2,2%. Dal punto di vista regionale si nota che la macro-area più colpita è il Nordest, dove il ricorso ai finanziamenti è calato negli ultimi sei mesi dell’ 1,3% in Friuli Venezia Giulia e dello 0,2% in Veneto. Le altre regioni che hanno segnato una contrazione del credito sono Calabria, Molise, Umbria e Piemonte. Trend contrario invece per  Valle d’Aosta, Liguria e Lazio, le quali hanno incrementato il loro accesso alle fonti di liquidità.

Le ragioni per le quali le aziende non ottengono credito sono diverse, ma spesso il problema è dell’approccio al mercato di molte banche che, pur trovandosi di fronte ad un’azienda sana e produttiva, si vedono costrette a respingere la richiesta di finanziamento per la scarsa redditività dell’operazione.

Non tutti gli Istituti di Credito si comportano nello stesso modo: un esempio è quello di Banca IFIS, che in Veneto ha contribuito fortemente alla cessione del credito alle aziende. Rispetto al 2010 infatti, i trasferimenti di liquidità ad aziende virtuose sono cresciute del 17%, con punte di oltre il 40% nelle province di Treviso e Vicenza. Tale dato conferma il legame della banca con le PMI ad alto rendimento, quelle cioè che  – nonostante abbiano delle difficoltà di reperimento di capitale circolante – continuano a lavorare e ad avere commesse, innovando la loro presenza sul mercato.

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