Detrazioni fiscali per acquisti con carta

Pubblicato da il 12/01/2017 in news -

India e Venezuela sono stati i primi Paesi a adottare misure concrete per combattere l’utilizzo del contante, a beneficio delle forme di pagamenti elettronico che consentono di lasciare traccia delle operazioni di compravendita contrastando così l’evasione fiscale e l’economia sommersa. Sull’onda di tali provvedimenti, anche i Paesi europei stanno iniziando ad adottare alcune misure, a cominciare dalla Grecia. Dopo il provvedimento, che risale a fine giugno 2015, che limitava a 60 euro l’importo massimo prelevabile al giorno, il Ministero delle Finanze di Atene ha abbassato la soglia massima per effettuare transazioni in contanti, portandola da 1500 euro a 500 euro: si tratta della soglia più bassa al mondo. Le misure restrittive non possono rivelarsi efficaci se non supportate da incentivi, anzi, corrono il rischio di frenare l’economia e suscitare il panico tra i consumatori, come avvenuto nell’estate 2015.

Il sistema incentivante, così come è avvenuto in India, riguarda le detrazioni fiscali applicate al pagamento con sistemi elettronici. E’ stata istituita una cosiddetta “no tax area” per le persone fisiche: i primi 8000 euro, percepiti nell’anno solare, saranno soggetti ad una tassazione agevolata, a patto che un ammontare prestabilito del reddito venga speso per compravendite mediante l’uso di carta di debito o credito. Quanto più il reddito del soggetto è elevato, tanto più elevata dovrà essere la percentuale di beni acquistati con metodi di pagamento elettronici: il 10% se si guadagna fino a 10.000 euro, il 15% se si guadagna tra i 10.001 e i 30.000 euro l’anno, e il 20% se si guadagna oltre i 30.000 euro l’anno. I beni che entrano a far parte di questo paniere sono svariati: cibo, bevande, vestiti, elettronica di consumo, parrucchiere, palestra, spese sanitarie, ecc. Sulla differenza tra quanto speso con le carte e l’importo minimo previsto dalle norme fiscali sarà applicata un’aliquota del 22%. In altre parole, meno spendi con carte di pagamento, più tasse paghe, almeno fino a un livello minimo previsto. Per i redditi medio-alti, si potrebbe arrivare all’assurdo di “obbligare” i contribuenti a consumare anche per effettuare acquisti indesiderati. Sono esclusi dalle norme gli over 70, gli affetti da invalidità pari ad almeno l’80% e i residenti in aree remote.

E’ difficile stabilire a priori se una manovra di questo genere avrà degli effettivi benefici sulle casse del Paese, o se, piuttosto, comporterà un rallentamento dell’economia. Quel che è certo, è la volontà di combattere l’economia sommersa, un fenomeno che reca gravi danni all’economia reale e alle casse centrali dello Stato. Un passaggio “indolore” dal contante alle carte potrà avvenire solo laddove si punterà sull’educazione finanziaria e sulla riduzione dei costi delle transazioni. Se è vero che, lato consumatore, tali costi sono spesso azzerati in quanto molti Istituti di credito offrono carte di pagamento a costo zero, gli esercenti sono costretti a pagare ancora commissioni sulle transazioni, ragion per cui spesso le disincentivano. Molte Banche stanno già attuando programmi di educazione finanziaria, diretti o indiretti, con lo scopo soprattutto di informare i consumatori sugli elevati standard di sicurezza di cui sono dotati tali strumenti di pagamento, oggigiorno molto più sicuri del contante.

 

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