Italiani ed educazione finanziaria

Pubblicato da il 25/01/2017 in news -

Un’indagine condotta da importanti enti come Banca d’Italia, Ivass, Consov, Covip, Fondazione per l’educazione finanziaria e il Museo del risparmio, ha evidenziato che il livello di cultura finanziaria degli italiani  è tra i più bassi fra i Paesi sviluppati, e che le iniziative sono frammentate e riscuotono pochissime adesioni. E’ emerso che siamo all’oscuro del significato di termini come obbligazione subordinata o semplice, previdenza complementare, spread, ecc. Le iniziative sono risultate molto eterogenee: alcune, definite di educazione, hanno previsto un vero programma formativo; altre, definite di sensibilizzazione, si sono limitate in molti casi alla condivisione di materiale informativo. Il web è risultato il principale veicolo di promozione, con rischi di esclusione per fasce della popolazione rilevanti, e i budget stanziati sono stati decisamente limitati.

E’ emerso inoltre che le iniziative di educazione finanziaria rivolte gli adulti sono meno strutturate di quelle per gli studenti: ciò è dovuto ad una difficoltà di identificare modi, luoghi e tempi compatibili con la disponibilità dei potenziali beneficiari. Una delle sfide per l’educazione finanziaria degli adulti è misurarsi con una platea estremamente variegata in termini sia di fabbisogni sia di capacità di accesso ai vari canali informativi: si corre il rischio di trattare concetti troppo banali, o troppo complessi, senza il dovuto grado di approfondimento. I temi trattati più frequentemente sono stati la gestione del budget, il risparmio, il legame tra rischio e rendimento e la previdenza complementare. Accade purtroppo che tali iniziative non “lascino il segno” tra i partecipanti: occorre quindi sviluppare dei programmi che prevedano maggior interazione, canali alternativi e un aspetto ludico: l’utilizzo della tecnologia (video, immagini, ecc) e il coinvolgimento diretto degli utenti (lavori di gruppo, individuali, speack in pubblico) potrebbero rivelarsi strumenti vincenti.

I principali promotori sono stati il mondo finanziario, la scuola e le associazioni, che spesso hanno collaborato tra loro per la realizzazione dei materiali e delle attività didattiche. Il concorso di vari soggetti ha posto le basi per lo sviluppo di iniziative adeguate sotto il profilo sia specialistico sia pedagogico e cognitivo. Tuttavia, nella prospettiva di una strategia nazionale finalizzata ad accrescere la cultura finanziaria degli italiani appare necessario un maggior sforzo al fine di coordinare i promotori delle varie iniziative, valorizzando sinergie e complementarietà. Un maggior coordinamento inoltre potrebbe calibrare l’azione sui target di popolazione a priorità elevata, ricercare economie di scala e di scopo, monitorare i risultati in termini di acquisizione di conoscenze e competenze. Una delle maggiori criticità evidenziate dall’indagine è rappresentata dalla carenza di valutazioni sulla capacità delle iniziative di incrementare le conoscenze e incidere sui comportamenti. Oltre la metà dei programmi non ha previsto alcuna forma di monitoraggio. Dove il monitoraggio è stato condotto, esso si è limitato per lo più a raccogliere informazioni sul grado di coinvolgimento e soddisfazione dei partecipanti. Ciò rende difficile condurre un’analisi costi benefici e individuare quali siano state le prassi migliori.

In definitiva, vi sono molte iniziative, realizzate da enti, istituiti scolastici e istituiti di credito, ma manca una collaborazione e una spinta a livello nazionale che possa veicolare tali iniziative su larga scala.

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