La riforma del mercato del lavoro per rilanciare l’economia

Pubblicato da il 23/01/2012 in news - 4 Commenti

Il Premier Monti con il Ministro Fornero e i Segretari Camusso e Bonanni (di spalle). Fonte: SKY TG24

Dopo il Decreto sulle liberalizzazioni, il governo di Mario Monti sta per varare una nuova riforma: quella del mercato del lavoro. Al dibattito in corso è spesso associata la proposta di modifica dell’articolo 18, dove le diverse forze politiche si danno battaglia da anni, senza riuscire a trovare un comune accordo. L’ultimo tentativo di promuovere un cambiamento legislativo è avvenuto nel 2003, quando con l’allora governo Berlusconi, si chiamarono i cittadini ad esprimersi mediante un referendum, che però non raggiunse il quorum previsto, rendendo vano il tentativo di modifica.

Perché la norma è cosi importante? Il motivo è uno: tutelare i lavoratori dalla perdita del proprio impiego in caso di avvenimenti non strettamente connessi al loro operato. L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 1970) infatti, “disciplina e tutela i lavoratori dalle pratiche di licenziamento”. Riguarda le aziende con più di 15 dipendenti e sancisce che in caso di mancanza di “giusta causa”, il giudice può annullare un licenziamento ed ordinare al datore di lavoro il reintegro.

Il tema è importante per diverse forze sociali, tra cui i sindacati e Confindustria, che nelle ultime settimane sono state convocate dal Ministro del Lavoro Elsa Fornero, la quale ha tentato di valutare se esistono degli spiragli di trattativa su un tema complesso e allo stesso tempo delicato. Nonostante la diffidenza di Cigl, Cisl e Uil, in un’intervista rilasciata ieri a Lucia Annunziata nel programma “In mezz’ora”, il Premier Mario Monti ha ribadito che la modifica dell’articolo 18 deve essere valutata da tutte le forze economiche in campo, mantenendo quella che lo stesso Monti ha definito  “un’apertura mentale senza tabù”.

Ma perché i sindacati continuano a definirsi contrari a ogni proposta di modifica dell’articolo? Le ragioni sono molte e spesso riflettono l’attuale situazione economica del nostro Paese, dove il tasso di disoccupazione sta riducendo le possibilità di impiego sia per i giovani che per le donne. In sintesi, le ragioni potrebbero essere riassunte grazie ad un’intervista rilasciata a La Repubblica da Susanna Camusso. Il Segretario della Cigl ha confermato che l’intenzione dei sindacati è quella di mantenere il dialogo riguardo il lavoro, ma a patto di rispettare dei capisaldi, quali l’articolo 18, definito “pilastro di civiltà” poichè, continua la Segretaria, “tale articolo dice che non si può usare il potere maggiore che hanno le imprese per discriminare le persone”.

Le prese di posizione dei sindacati sono note e decise, ma ci sono degli spiragli per trovare delle possibili soluzioni unitarie con il governo, che si sta dimostrando disponibile all’ascolto. Attualmente, come riportato da Il Corriere della Sera, la consultazione si sta evolvendo verso tre proposte al vaglio:

  • La riforma di Tito Boeri e Pietro Garibaldi: propone una modifica rivolta a tutti i lavoratori, non solo giovani, con l’introduzione di un contratto indeterminato. Per i primi tre anni sono sospesi i vincoli legislativi dell’articolo 18, che consentono il reintegro dei licenziati senza “giusta causa” grazie alla decisione di un giudice. Col passare del tempo, per i datori di lavoro diventerà più costoso allontanare i propri dipendenti in quanto, se non confermati dopo i tre anni, al lavoratore spettano 6 mensilità di stipendio come risarcimento. In caso di conferma saranno corrisposti tutti i privilegi riconosciuti dallo Statuto dei Lavoratori in materia di norme di licenziamento. Tale riforma non elimina i vecchi contratti, ma li rende più onerosi, perché prevede per quelli a tempo determinato un salario minimo di 25 mila euro annui, indipendentemente dal ruolo svolto.
  • La riforma di Pietro Ichino si basa sul concetto di flessibilità. A tutti è proposto un contratto di lavoro a tempo indeterminato ma molto più flessibile in materia di licenziamenti. Al termine dei sei mesi di prova, il lavoratore è assunto ma perde tutti i privilegi dell’articolo 18, quali ad esempio la possibilità di rivolgersi ad un giudice in caso di mancanza di “giusta causa”. Solo nei licenziamenti per motivi economici o organizzativi, il dipendente potrà ricevere un’indennità di stipendio fino ad un periodo massimo di 18 mesi. Contestualmente tale riforma prevede un’assicurazione contro la disoccupazione come sussidio in caso di mancanza di lavoro per una durata di tre anni.
  • L’ultima riforma è quella dell’apprendistato per ridurre la disoccupazione giovanile. In questo caso la modifica dell’articolo 18 è ridotta, poiché la proposta prevede di adattare questa tipologia di contratto a tutti i giovani lavoratori, limitando le norme antilicenziamento solo nei primi tre anni di lavoro/formazione. Gli unici limiti imposti alle aziende sono: mantenere un certo rapporto tra il numero di lavoratori effettivi e apprendisti, e di prevedere un progetto formativo per ogni giovane.

Queste le principali proposte di riforma in agenda del governo: la speranza è di riuscire a trovare una soluzione unitaria e condivisa tra le forze sociali. L’obiettivo principale rimane la diminuzione della disoccupazione per poter rilanciare l’economia nazionale e la crescita del nostro Paese.

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4 Commenti a "La riforma del mercato del lavoro per rilanciare l’economia"

  1. luca 24/01/2012 at 13:39 ·

    quando avranno tolto articolo 18 il giorno dopo comincieranno a licenziare e poi ad assumere personale a basso costo………..!!!!!!!!!
    Basta solo che il titolare oppure il direttore gli stai su c….oni che troverà la motivazione giusta.
    Comunque non è vero che non si può licenziare in italia…….
    Io ho l’esempio della mia ditta che nel 2010 ha licenziato 8 persone per motivi di esubero causa crisi ( ” volontari ” però con un buon incentivo in € ).

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