L’avanzata inarrestabile del Bitcoin

Pubblicato da il 29/11/2017 in news -

Il Bitcoin ha superato, per la prima volta nella sua storia, i 10.000 dollari, toccando così un nuovo massimo storico: 10.831,75 dollari. Ad affermarlo è stata Coindesk, la quale ha anche evidenziato che, in un lasso di tempo di solo 24 ore, la criptovaluta è salita di ben il 10%. Dall’inizio dell’anno la crescita era stata del 950%.

A dispetto di questa impennata, a prendere parzialmente le distanze dal Bitcoin è Elon Musk, visionario creatore di Tesla e Space X, il quale smentisce anche di essere il creatore della criptovaluta Bitcoin. Aggiunge poi lo stesso Musk che nemmeno ricorda più dove ha messo il Bitcoin che, anni fa, un amico gli avrebbe regalato. La precisazione di Musk segue le nuove indiscrezioni su chi sia realmente Satoshi Nakamoto, il nome usato per la prima registrazione del Bitcoin nove anni fa e sulla cui identità continua ad aleggiare un intrigante mistero. Anche il blog Medium, qualche giorno fa, ha avanzato l’idea che Musk potrebbe essere il creatore della criptovaluta tanto desiderata, scrivendo proprio “Il Bitcoin ha bisogno di Musk”. Il numero uno di Tesla ha comunque già smentito le ipotesi del blog e che aleggiano nella rete.

Un altro che, apparentemente, non crede ai Bitcoin è Jerome Powell, nominato dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump alla guida della Fed dopo Janet Yellen. Powell ha infatti spiegato come, a suo avviso, le criptovalute possano essere un motivo di preoccupazione nel “lungo, lungo termine” poiché, in questo momento, l’industria non è abbastanza grande da avere un impatto sulla politica della Fed. Una posizione decisamente in linea con quella espressa nelle settimane scorse da Mario Draghi, il quale ritiene che le criptovalute non siano ancora abbastanza mature e sufficientemente regolamentate. Infatti, proprio in assenza di regole, il valore dei Bitcoin si impenna, fino ad arrivare – come in questo momento – ad essere addirittura più di McDonald’s e Walt Disney per capitalizzazione di mercato.

Una curiosità sui Bitcoin: la sua emissione consuma più elettricità della maggior parte delle nazioni mondiali. Il “mining”, ovvero il sistema utilizzato per emettere la criptomoneta attraverso la potenza di calcolo di moltissimi computer sparsi per il globo, richiede infatti 30 terawattora all’anno, più dell’Irlanda. Emettere criptovaluta richiede quindi una energia superiore a quella consumata in un anno da Paesi europei come Austria, Croazia e Ungheria, ma anche a quella usata da ogni Stato dell’Africa a eccezione di Algeria, Egitto e Sudafrica. A confronto, l’elettricità necessaria ai centri di elaborazione dati che gestiscono le operazioni con le carte Visa è sufficiente ad appena 50mila abitazioni.

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