Liberalizzare per avere più soldi in tasca?

Pubblicato da il 20/01/2012 in news - 3 Commenti

Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri

In un precedente articolo abbiamo affrontato il tema delle liberalizzazioni. Se allora si parlava di ipotesi, legate soprattutto alle anticipazioni di stampa, più trascorrono i giorni e maggiori saranno le certezze che si possono cogliere.

Ciò che il governo di Mario Monti intende ottenere in breve tempo è l’abbassamento dei prezzi per le famiglie, l’aumento degli stipendi e, come conseguenza, l’incremento dei consumi. Questi ultimi sono fondamentali in quanto, secondo i principi di politica economica, concorrono nella crescita del Prodotto Interno Lordo, un indicatore della ricchezza prodotta dal Paese e della sua capacità di competere a livello internazionale con gli altri Stati.

Seguendo questa logica, un modo veloce per ottenere le tre condizioni è quello di procedere ad una liberalizzazione di alcuni settori dell’attività economica, come indicato nel già citato precedente articolo.

Ciò che non è immediatamente intuibile è come tali provvedimenti possano portare benefici alla vita quotidiana. Viene infatti spontaneo chiedersi come possa aumentare il potere d’acquisto liberalizzando i TAXI oppure come possa generare un vantaggio per tutti noi la liberalizzazione delle farmacie.

Se volessimo rispondere in maniera accademica, basterebbe ricordare che aumentare il livello della concorrenza porta un beneficio ai consumatori in termini di prezzi e quantità di risorse disponibili, perchè tale pratica, accrescendo il numero di venditori presenti nel mercato, porta gli stessi a diminuire il prezzo dei propri beni. Ma dal momento che viviamo in un mondo reale è bene indicare voce per voce come il governo ritiene che tali liberalizzazioni generino un vantaggio per l’intera società. Secondo uno studio della Banca d’Italia gli interventi in materia di energia, trasporti, mutui, assicurazioni e farmacie potrebbero generare, nel lungo periodo, un aumento dei consumi pari all’8% con un incremento dei salari reali (cioè al netto dell’inflazione) pari al 12%.

Ma in che modo il governo intende ottenere questi benefici? Vediamolo in quattro punti:

  • Farmacie: sono quantificati in 182 milioni di euro i proventi della liberalizzazione delle nuove aperture. Tale somma può essere ottenuta grazie ad un aumento della presenza del 30% dei punti vendita autorizzati. Ulteriori vantaggi vanno ricercati dal punto di vista logistico in quanto, diminuendo il rapporto tra numero di farmacie e popolazione servita, si migliora il servizio al cliente. Tale tasso è infatti uno tra i più altri d’Europa e l’obiettivo è quello di scendere dall’attuale 5.000 clienti per farmacia a 3.000.
  • Abbassare i prezzi delle bollette per garantire più soldi nelle tasche degli italiani. Dal punto di vista delle fatture energetiche, lo scorporo tra Eni e Snam non sembra al momento attuabile. Le idee sono quelle di far controllare i prezzi al consumo a scadenze trimestrali dall’Autority e di stabilire il costo per utente sulla base di contratti brevi con il fornitore della materia prima, al fine di rinunciare ai contratti lunghi che sono normalmente più costosi. Anche l’elettricità dovrebbe diventare meno cara, a patto che venga decisa la revisione dei trattati della Borsa Elettrica.
  • Diminuire i costi per il trasporto dei cittadini: in questo caso non si parla di riduzione dei biglietti del servizio pubblico locale, ma delle spese di mantenimento dell’auto, in particolare sul mercato assicurativo. Il decreto dovrebbe prevedere degli sconti sulle polizze per gli automobilisti che decidono l’istallazione nella propria vettura di una sorta di “scatola nera”. Tale dispositivo verrà utilizzato per monitorare i propri stili di guida e le dinamiche di eventuali incidenti. Sembra certa anche la possibilità di invitare gli agenti assicurativi a far visionare ad ogni cliente tre polizze alternative alla propria. Difficile, se non impossibile, attuare le proposte relative ai distributori a causa delle proteste delle compagnie petrolifere.
  • Novità anche per le banche: in cantiere c’è la decisione di abbassare le commissioni sui prelievi bancomat. Inoltre, per i mutui sembra confermato il divieto di associare una polizza assicurativa ai mutui erogati, ma sarà possibile presentare al cliente due preventivi di due distinte compagnie previdenziali.

A questi vantaggi si uniranno quelli dedicati alle imprese, molto più specifici e rivolti alla semplificazione legislativa, oltre che al tema della competitività delle aziende nazionali.

Cosa ne pensate della proposta di legge? Ritenete che sia una buona base di partenza per migliorare le condizioni delle famiglie o credete sarebbe stato più opportuno concentrarsi su altri interventi?

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