Medicina e risparmio: mille dollari per farsi leggere il DNA

Pubblicato da il 14/01/2012 in news -

Uno degli interessi fondamentali della sanità di qualsiasi Paese è la necessità di ridurre al minimo i costi delle prestazioni mediche. Non è un concetto dovuto alla necessità di risparmiare, ma semplicemente perché una maggiore efficienza dei processi consente di destinare i soldi ad altro, soprattutto nella ricerca. La ricerca medica se opportunamente finanziata riesce infatti a trovare soluzioni che, aiutate da progresso tecnologico, possono sconfiggere malattie che un tempo si immaginavano incurabili.

Accade spesso che solo ospedali o centri medici efficienti e con maggiori disponibilità finanziarie possono permettersi degli esami specialistici che richiedono non solo dei medici con competenze specifiche, ma anche macchinari costosi. Il ruolo della tecnologia in questo caso è la capacità di rendere più accessibili i benefici mettendoli a disposizione di tutti.

Un esempio che sta spopolando negli Stati Uniti, tanto da essere citato nella prima pagina del Wall Street Journal e del Financial Times, è quello di una società di biotecnologie, la Life Technologies, che ha messo a punto una macchina capace di leggere il DNA delle persone in sole 24 ore. La riduzione dei tempi di attesa, che prima si attestavano in una settimana circa, non è il solo beneficio che questa azienda ha introdotto. Il sequenziatore Ion Proton, questo il nome del dispositivo, riesce a decifrare il genoma ad un costo assolutamente più basso rispetto al passato, ossia a soli 1.000 dollari contro i 5-10 mila richiesti prima dell’introduzione di questo macchinario. Anche lo spazio necessario per ospitare lo strumento è limitato, in quanto le dimensioni sono paragonabili ad una stampante da ufficio.

Il costo dell’apparecchio è di 149 mila dollari, che, oltre ad essere una cifra non eccessivamente impegnativa per un qualsiasi ospedale di piccole-medie dimensioni, può essere ripagata grazie alle visite dei pazienti. Attualmente il dispositivo non è ancora presente in nessuna struttura americana in quanto la Food and Drug Administration non si è ancora espressa sul caso in questione. Le attese sono dovute a due motivi: il primo di natura etica ed il secondo di natura medica.

Dal punto di vista etico, l’introduzione di un apparecchio low-cost va considerato con cautela, in quanto la cattiva interpretazione dei dati può portare ad intraprendere delle terapie scorrette che prima di ogni altra cosa potrebbero essere pericolose per il paziente. Allo stesso tempo, dal punto di vista medico, la corretta interpretazione dei risultati del test del DNA non può essere svolta da chiunque, ma deve essere fornita da dottori specializzati in genetica attraverso un enorme lavoro, il che fa necessariamente aumentare il costo dell’esame.

Inoltre andrebbe considerata una terza variabile, che è quella psicologica: un’analisi così approfondita potrebbe creare dei problemi notevoli al paziente. Il DNA infatti consente di valutare le predisposizioni di un individuo a determinate malattie, che non necessariamente si manifesteranno nella vita. Ad esempio, essere predisposti a malattie cardiache non significa essere sicuramente colpiti da infarti o scompensi: è una questione di probabilità.

Come si evince, l’introduzione della tecnologia in medicina porta spesso al risparmio, ma vanno considerate molte variabili che possono ripercuotersi negativamente sui pazienti. Sarebbe preferibile un inserimento controllato del nuovo macchinario nelle strutture mediche, utilizzandolo per ridurre i rischi relativi a malattie sconosciute o per valutare l’efficacia di un farmaco per un nuovo paziente, visto che per alcune tipologie di medicinali si è notato che gli effetti non si sviluppano su tutti gli individui, ma solo su quelli che seguono tale cura. Inoltre si potrebbe utilizzare il nuovo dispositivo per identificare eventuali difetti genetici dei neonati, al fine di sottoporli a meno esami specialistici possibili.

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