Più risparmi, meno prestiti

Pubblicato da il 20/03/2017 in news - 1 Commento

A partire da giugno 2014, la Banca Centrale Europea ha introdotto per la prima volta i tassi negativi sui depositi overnight delle banche dell’Eurozona presso i suoi sportelli; mentre, a partire da marzo 2015, ha iniziato ad immettere ingenti quantità di liquidità sul mercato acquistando i Titoli di Stato dei Paesi appartenenti all’Eurozona (questa manovra è detta quantitative easing). L’intento della BCE era (ed è tutt’ora) quello di disincentivare le banche a parcheggiare la liquidità, inducendole a usare tale denaro per concedere prestiti ad imprese e famiglie, per sostenere la ripresa economica e l’inflazione: prima di tale manovra, ossia nel biennio 2012-13, i prestiti erano diminuiti del 5,2%.

A quasi tre anni dall’inizio della politica espansiva della BCE, emerge come vi sia stata un’inversione di tendenza relativamente alla concessione di prestiti: essi sono cresciuti di 169 milardi di euro, pari all’1,6%. Tuttavia tale risultato non può non essere considerato insoddisfacente se paragonato all’aumento dei depositi delle banche presso la BCE (+1.100 milardi) e a quelli di famiglie e imprese presso le banche (+7,3%, 802 miliardi). E’ evidente quindi che l’aumento dei depositi a risparmio non è coinciso con l’aumento della concessione di prestiti. Le motivazioni sono molteplici: gli Istituti di credito devono considerare la qualità del credito che erogano, per non correre il rischio di ritrovarsi nelle condizioni di non riuscire a recuperare quanto erogato (basti pensare all’enorme problematica dei NPL che affligge le Banche italiane). D’altro canto, va considerato che un gran numero di risparmiatori è solito differenziare i propri investimenti e operare sul breve periodo, ragion per cui è difficile per le Banche poter contare su una certa stabilità dell’investimento così da utilizzarlo per erogare credito.

Un altro elemento che va tenuto in considerazione è costituito dai costi sostenuti dalle banche per parcheggiare liquidità presso la BCE, stimati a 3,6 miliardi di euro nel 2016. Ciò si traduce immancabilmente in una diminuzione del margine bancario, con la conseguenza che le banche devono prestare ancora maggior attenzione alla concessione di credito. Inoltre, in molti casi, tali costi sono stati ribaltati sui clienti: non è raro imbattersi in conti correnti con tasso pari a zero ma gravati da costi; ciò significa che il cliente deve pagare per depositare il suo denaro, situazione a dir poco paradossale. Esistono tuttavia prodotti, come il conto deposito, che, seppur risentendo della diminuzione dei tassi, sono ancora in grado di offrire rendimenti positivi, in particolar modo per le soluzioni vincolate a medio termine.

In conclusione, qualsiasi tipo di manovra economica comporta benefici e rischi che possono essere stimati solo a posteriori, dato l’elevato numero di variabili in gioco. Solo nel momento in cui la politica monetaria della BCE subirà un cambiamento, sarà possibile fare delle valutazioni più concrete.

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1 Commento a "Più risparmi, meno prestiti"

  1. Sandro 31/03/2017 at 07:17 ·

    Buon giorno il mio dubbio (come è possibile che rendimax possa dare tassi di interesse così alti?)

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