Risparmio e previdenza: a quanto ammonta la pensione?

Pubblicato da il 06/05/2015 in news -

L’ammontare della pensione rappresenta una preoccupazione rilevante per tutti i lavoratori, in quanto ad esso è legata la possibilità di mantenere lo stile di vita consueto, senza prosciugare il conto corrente o ridurre drasticamente i consumi abituali.

Dal primo maggio, molti lavoratori possono stimare l’assegno pubblico che percepiranno sul sito dell’Inps: l’Ente, infatti, ha lanciato la campagnaLa mia pensione” e permette a chi ha meno di 40 anni e possiede il Pin, numero di identificazione personale, di calcolare sul sito la prima data utile di pensionamento e l’ammontare dell’assegno. A giugno di quest’anno la possibilità sarà estesa a chi ha meno di cinquant’anni, mentre agli altri a partire da luglio, con l’obiettivo, entro fine anno, di ampliare il servizio a circa 18 milioni di lavoratori dipendenti. Dal 2016 anche i lavoratori domestici, del settore agricolo e, successivamente, i dipendenti pubblici, potranno accedere al simulatore per la stima.

Conoscere l’ammontare della pensione pubblica può aiutare le persone a chiarirsi le idee sulla propria situazione pensionistica e valutare se destinare una parte del proprio risparmio a forme di previdenza complementare, per costruirsi un salvadanaio aggiuntivo in vista del futuro ritiro dal lavoro.

Il sistema contributivo attualmente in vigore prevede che la pensione sia legata alla somma di tutti i contributi versati nella propria carriera lavorativa. Periodi di inoccupazione o vuoti contributivi tra un lavoro e l’altro, incidono sull’assegno finale; il sito della Giornata Nazionale della Previdenza e del Lavoro riporta a titolo esemplificativo il caso di un dipendente che abbia iniziato a lavorare nel 1996 e che si ritiri dal lavoro a 67 anni con circa 39/40 anni di contributi effettivi versati: la pensione sarà pari al 65% circa dell’ultimo stipendio.

Nel caso in cui si ritenga opportuno, in base alle proprie personali esigenze o situazione reddituali, ricorrere a forme di previdenza complementare, questa, come già indicato in altro articolo del blog, consiste nella sottoscrizione di fondi pensione distinguibili in: fondi pensione negoziali, aperti e Pip (piani pensionistici individuali).

Si ricorda, infine, che l’ultima legge di Stabilità ha aumentato la tassazione sul rendimento di tali fondi dall’11,5% al 20% (l’aliquota cala al 12,5% se investono in titoli di Stato) e ha introdotto la possibilità di richiedere il Tfr in busta paga fino al 30 giugno 2018 anche a chi aderisce ad essi (ricordando che alla cessazione del servizio di previdenza complementare viene applicata un’aliquota inversamente proporzionale agli anni di contribuzione).

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