Tfr in busta paga: è conveniente per il risparmio?

Pubblicato da il 23/03/2015 in news, risparmio -

Il Tfr diventa Quir: quota integrativa della retribuzione. Il Tfr anticipato mensilmente in busta paga potrà essere chiesto dai lavoratori dipendenti del settore privato che lavorano in azienda da almeno 6 mesi e che non hanno utilizzato il TFR come garanzia per un finanziamento.

La misura concernente l’anticipazione del TFR è prevista dalla Legge di Stabilità 2015 e il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore il 3 aprile prossimo.

Richiedere l’anticipo del TFR permette nell’immediato di avere una retribuzione più alta ma ha diverse implicazioni, da considerare alla luce delle proprie personali esigenze o situazione reddituale, anche in termini di risparmio:

  • ricevere il Tfr in busta paga implicherà, naturalmente, la diminuzione della somma da riscuotere al termine del propria carriera lavorativa, che sarà ridotta delle mensilità anticipate (per un massimo di 39, visto che la misura partirà il prossimo mese e terminerà nel 2018); inoltre il Tfr lasciato in azienda o all’Inps è sottoposto ad una rivalutazione annuale definita per legge (il 75% dell’inflazione più l’1,5% fisso, a cui poi si applica una tassazione del 17%);
  • le quote di Tfr liquidate in busta paga entreranno nell’ammontare considerato per valutare l’imponibile fiscale complessivo e sottoposto ad aliquota Irpef ordinaria; per chi ha un basso reddito, ciò potrebbe ostacolare l’accesso ad eventuali agevolazioni fiscali; secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro richiedere l’anticipo del Tfr risulterà conveniente per chi ha un reddito fino a 15.000 euro, mentre oltre questo livello si verificherebbe un aumento della pressione fiscale;
  • l’anticipo del Tfr può essere richiesto anche da chi aderisce a un fondo pensione; nel valutare l’interruzione del versamento del Tfr al fondo, si può tenere in considerazione che anche in questo caso c’è una rivalutazione annuale (su cui si applica il 20% di tassazione) legata al rendimento degli investimenti effettuati dal fondo stesso e che, alla cessazione del servizio, viene applicata un’aliquota inversamente proporzionale agli anni di contribuzione.

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