Prodotti bancari di risparmio

Pubblicato da il 02/12/2016 in risparmio -

Nel mese di novembre, stando agli ultimi dati dell’Abi (Associazione bancaria italiana), la raccolta bancaria in Italia a gennaio è diminuita di 23,4 miliardi su base annua, attestandosi a 1.685, ma risultando di 173 miliardi superiore al periodo pre-crisi del 2007.  Lo strumento più diffuso è il conto corrente, vuoi per i limiti all’uso dei pagamenti in contanti sopra i 3.000 euro, vuoi per la comodità che esso garantisce al titolare, che evita i rischi di tenere molta liquidità a casa. Anche l’abbattimento dei costi degli ultimi anni lo rende appetibile e al termine del 2015 gli italiani vi tenevano depositati ben 877 miliardi, più della metà dell’intero pil. Il conto deposito ha una natura diversa, legata maggiormente all’investimento, per quanto sicuro e molto semplice. Si tratta di conti bancari, sui quali si vincola il proprio denaro per un determinato lasso di tempo (da un solo mese fino a 5 anni, generalmente), in cambio di un rendimento. Le banche offrono ai clienti la sicurezza di un tasso di base minimo (0,50% su base annua, il livello più comune), con il quale sarà remunerato il risparmio ritirato se non vincolato. Al 31 dicembre scorso, gli italiani avevano investito quasi 252 miliardi in questi strumenti.

Simili ai conti deposito, ma diversi nel funzionamento sono i certificati di deposito, che staccano periodicamente in favore del titolare una cedola fissa o variabile. Le somme investite possono essere ritirate prima della scadenza, specie se inferiore ai 18 mesi, ma possono essere ceduti a terzi e, quindi, ugualmente monetizzati. Hanno una durata minima di 3 mesi e una massima di 5 anni. Alla fine del mese scorso dovrebbero essercene stati in circolazione circa 25 miliardi di euro. E arriviamo ai pronti contro termine, un prodotto apparentemente poco diffuso, mentre attira investimenti per oltre 150 miliardi. Si tratta di un contratto, con cui la banca vende al cliente titoli per un periodo massimo di un anno (in media, di poche settimane), impegnandosi a riacquistarli a un prezzo e a una data prefissati. Il rendimento dell’operazione è dato proprio dalla differenza tra il prezzo di rivendita del pacchetto titoli e quello di acquisto. Infine, le obbligazioni bancarie. Vituperate come mai in questi mesi, dopo l’azzeramento dei bond subordinati emessi dai 4 istituti salvati alla fine di novembre dal governo, impiegavano alla fine di gennaio 378,5 miliardi di liquidità della clientela. Di questi, si stima che poco più di una sessantina di miliardi sono del tipo subordinato. Offrono rendimenti in linea con il conto deposito, ma presentano un rischio maggiore, specie perché con le nuove norme sui salvataggi bancari (“bail-in”), persino i bond senior possono essere coinvolti nelle perdite dell’istituto emittente.

Rendimax banner

SCRIVI UN COMMENTO

Feed RSS