Bail-in: dibattito sulla nuova normativa

Pubblicato da il 03/03/2016 in risparmio -

Ha fatto discutere la recente presa di posizione di Confindustria in merito alle nuove norme Ue in materia di salvataggi bancari. L’associazione di categoria, attraverso il suo Centro studi, ha diffuso una nota in cui afferma: “Alcune regole per le banche adottate di recente in Europa e altre che sono in discussione, tutte in teoria mirate a rafforzare il sistema bancario e ridurre i rischi per l’economia, sono in realtà controproducenti. Non solo per le economie dei paesi periferici, dove oggi si registrano le maggiori difficoltà, ma anche per quelle dei paesi core che più hanno ispirato quelle regole.”

I ricercatori sostengono che la regolamentazione comunitaria riguardo al bail-in – il processo di salvataggio interno delle banche senza interventi statali – è un grave errore. Infatti, se la crisi fosse dell’intero sistema, come nel 2008/2009, i primi danneggiati sarebbero proprio i risparmiatori. Con le attuali regole sul bail-in, i soggetti coinvolti in primis nelle procedure di salvataggio sono i detentori di azioni, obbligazioni e strumenti derivati emessi dagli istituti di credito. I risparmiatori detentori di altri strumenti di risparmio, come ad esempio il conto deposito, verrebbero coinvolti soltanto in seconda battuta nel processo di salvataggio interno di una banca. Inoltre, per quanto riguarda questo tipo di strumento, i depositi fino a 100.000 euro (e fino a 200.000 euro in caso di conto cointestato) sono ulteriormente protetti in quanto garantiti dal FITD, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Altro nodo cruciale su cui Confindustria si trova in disaccordo con Bruxelles sono le limitazioni ai titoli di Stato nazionali detenuti dagli istituti di credito. Da un lato, c’è chi sostiene che tale limite debba corrispondere al 25% del capitale posseduto dalla banca. Dall’altro, secondo la Banca Centrale Europea e gli esponenti del nostro Governo, sulla questione bisognerebbe adottare nuove regole non solo a livello europeo, ma internazionale, perché le banche concorrono ormai a livello mondiale. Stabilire un limite unicamente a livello europeo danneggerebbe le banche e i risparmiatori europei a vantaggio dei competitor e dei risparmiatori dei paesi non Ue.

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