Brexit: cos’è e conseguenze

Pubblicato da il 14/06/2016 in risparmio -
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Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito saranno chiamati a decidere, attraverso un referendum, se rimanere o non rimanere nell’Unione Europea. Una vittoria del no determinerebbe il “Brexit” che deriva da “Britain Exit”, ossia l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Le opinioni sulla positività o meno dell’uscita dall’UE sono discordanti, tuttavia gli esperti sono concordi nel ritenere che tale evento avrebbe un forte impatto sull’economia di tutta Europa e non sarebbe quindi circoscritto unicamente all’oltre Manica. Da un sondaggio di Bloomberg, risulta che al 3 giugno il 47% dei cittadini del Regno Unito desidera rimanere in Europa, viceversa il 44% preferirebbe uscire; il restante 9% si ritiene ancora indeciso. Da questi dati emerge come vi sia ancora una forte incertezza che, come di consueto, si ripercuote sui mercati finanziari causando una forte volatilità e una tendenza alla prudenza negli investimenti: elementi che spingono al ribasso gli indici azionari dei Paesi europei.

Le possibili conseguenze

Sebbene le conseguenze dettate dall’esito del referendum possono essere solo ipotizzate, gli esperti stimano che il Brexit comporterebbe un crollo pari o superiore al 15% negli indici di borsa sia del Regno Unito che degli altri Paesi Europei, un indebolimento del 10% della sterlina nei confronti del dollaro e un allargamento di 50 punti base degli spread dei titoli obbligazionari britannici, sia statali che corporate. Viceversa, qualora i cittadini britannici decidessero di rimanere in UE, so ipotizza un rialzo degli indici azionari pari al 6%, e un abbassamento di 20 punti base sugli spread dei titoli obbligazionari, circoscritto tuttavia al solo Regno Unito, e un leggero rafforzamento della sterlina nei confronti del dollaro.

Le conseguenze si ripercuoteranno (e hanno già iniziato a farlo) anche sui risparmiatori italiani che hanno scelto di investire in titoli azionari e obbligazionari emessi da soggetti britannici, così come su coloro i quali detengono quote di fondi che investono in tutto o in parte nel mercato d’oltre Manica. Più in generale l’incertezza sul Brexit sta causando dei ribassi nei mercato di tutta la zona Euro, pertanto anche investire in questi mercati può rivelarsi rischioso. Non saranno invece coinvolti i risparmiatori che hanno deciso di utilizzare strumenti come i Titoli di Stato italiani, il conto corrente e il conto deposito.

Come e dove investire in questo periodo?

Va da se che investire nel mercato azionario e obbligazionario è molto rischioso in questo periodo (basti pensare che da inizio anno gli indici di Piazza Affari hanno fatto segnare ingenti perdite, superiori al -10% fino a quasi -20%), ed è più opportuno ricorrere a strumenti che garantiscano più stabilità. Le alternative più utilizzate sono i Titoli di Stato italiani e il conto deposito. I primi sono tuttavia caratterizzati da rendimenti prossimi allo zero (sintomo che la solvibilità del nostro Stato non è in dubbio) e risultano quindi poco appetibili. I secondi invece riescono a garantire tassi ancora interessanti, soprattutto nella versione conto deposito vincolato, ossia quelle che prevedono la possibilità di ritirare il capitale versato a scadenze prestabilite.

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