Buoni pasto elettronici: risparmio fiscale

Pubblicato da il 11/11/2015 in risparmio -

Tanti lavoratori devono rimanere fuori casa per la pausa pranzo: c’è chi si deve arrangiare, portandosi il pranzo da casa, e chi ha a disposizione i buoni pasto, che il datore di lavoro fornisce come alternativa alla mensa.

Nel primo caso, per limitare le uscite dal proprio conto corrente si possono seguire alcuni accorgimenti per risparmiare; nel secondo, da qualche mese le aziende possono decidere di fornire i buoni elettronici, ovvero delle tessere elettroniche dotate di microchip leggibile tramite POS ad hoc. In questo caso il risparmio è fiscale: per i ticket elettronici, infatti, la legge di Stabilità 2015 ha fatto passare l’esenzione da 5,29 a 7 euro, mentre per i cartacei la tassazione non cambia, cioè rimane il limite dei 5,29.
Di conseguenza, i lavoratori a cui vengono dati i buoni digitali vedono aumentato di un certo ammontare le loro entrate mensili.

Al momento lo svantaggio dei buoni elettronici è rappresentato dal minore numero di esercenti che li accettano, anche perché devono disporre di tanti POS diversi per poter leggere e accettare tutte le tipologie di tessere. Alcune società che le emettono permettono, comunque, di visionare sui propri siti internet, l’elenco dei locali e supermercati attrezzati per i nuovi buoni.

Non cambiano, invece, altre condizioni relative ai buoni pasto: gli e-ticket, cosi come i buoni cartacei, possono essere usati per saldare il conto in bar, ristoranti  e trattorie che li accettano, o per comprare generi alimentari nei supermercati convenzionati; inoltre non sono cumulabili nè cedibili o convertibili in denaro e ogni buono deve riportare la data di utilizzo ed essere firmato da chi ne usufrusice.

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