Caccia al rendimento: dai Btp alle azioni

Pubblicato da il 19/11/2014 in risparmio -

I tassi ai minimi storici non aiutano i risparmiatori prudenti: obbligazioni e Btp non garantiscono un rendimento particolarmente attraente, per quanto la bassa inflazione lo renda reale.

Anche se la BCE decidesse di acquistare bond sul mercato (il cosiddetto quantitative easing) è probabile che il tasso di interesse non aumenterebbe.

La consuetudine di investire in Titoli di stato o obbligazionari per far collimare rendimento nel medio – lungo termine e bassi livelli di rischio, sembra non essere più efficace se l’obiettivo è far remunerare il proprio risparmio oltre una certa soglia.

Le prospettive sono migliori per gli estimatori del rischio che investono nel mercato azionario.

I tassi ai minimi fanno risaltare, infatti, le azioni ad alto dividendo; la pietra di paragone è il rendimento annuale del Btp a dieci anni (inferiore al 2,5%): attualmente, a Piazza Affari più di trenta società quotate presentano un rendimento del dividendo in distribuzione superiore a questo titolo (si arriva fino all’8,1%).

Si stima che, con i prezzi odierni, nel 2015 i dividendi del mercato nostrano renderanno in media il 3-3,5% contro il 3,17%dell’Europa e il 2,49% delle Borse Mondiali.

In questo ambito, però, le incognite sono maggiori: come anticipato, è bene ricordare che un’azione è capitale di rischio e che il dividendo è legato all’andamento della singola azienda. Investire in Borsa richiede i dovuti accorgimenti e la giusta ponderazione: può rendersi utile dedicare tutto il tempo necessario a fare delle corrette valutazioni e farsi supportare da consulenti di fiducia.

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