Certificati di deposito

Pubblicato da il 24/02/2017 in risparmio -

I certificati di deposito sono strumenti di risparmio emessi dalle banche: il cliente deposita una somma di denaro e la Banca si obbliga a restituirla alla scadenza pattuita, che può essere compresa tra i 3 e i 60 mesi (5 anni), maggiorata del tasso di interesse attribuito; il funzionamento è quindi analogo a quello del conto deposito vincolato, che offre rendimenti decisamente più elevati. Può essere prevista la possibilità di ritirare la somma prima della scadenza a fronte del pagamento di una penale, che può essere costituita da un importo fisso o da una riduzione del tasso di interesse applicato. Solitamente, quanto più protratta è la scadenza nel tempo, tanto più elevato è il rendimento offerto.

Esistono varie tipologie di certificati di deposito:

  • a tasso fisso: ogni anno viene attribuito, mediante cedola, un rendimento predeterminato;
  • a tasso fisso con premio finale: come sopra, tuttavia la cedola ha un importo inferiore, e alla scadenza viene liquidata una certa percentuale dell’importo versato;
  • a tasso fisso con step up: il rendimento cresce progressivamente di anno in anno;
  • a tasso variabile: il rendimento segue l’andamento di un determinato indice (solitamente Euribor a 12 mesi), sul quale può essere applicato un certo spread;
  • one coupon: gli interessi vengono erogati in un’unica  soluzione alla scadenza del certificato di deposito.

Quali sono i costi relativi a questo prodotto? In molti caso l’acquisto e la monetizzazione del certificato non hanno alcun costo, come per i conti deposito. Viene applicata una tassazione sulle plusvalenze pari al 26%, come in tutti gli altri prodotti finanziari, e l’imposta di bollo pari allo 0,20% del capitale investito. Dal punto di vista delle tutele offerte, occorre distinguere tra CD al portatore, che non hanno nessuna tutela, e CD nominativi, che sono assimilabili ai conti correnti e conti deposito, pertanto tutelati dal FITD fino ad un massimo di 100mila euro per depositante per Banca. Questi strumenti sono ancora convenienti? Decisamente no se confrontati con i conti deposito. Possono valere la pena solo se acquistati nella versione a tasso variabile con scadenza protratta nel tempo (60 mesi), scommettendo su un rialzo importante dei tassi di interesse; tuttavia tale operazione comporta anche il rischio che i tassi rimangano stabili o scendano, compromettendo la redditività dell’investimento.

 

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