Cos’è la bad bank?

Pubblicato da il 16/02/2016 in risparmio -

Negli ultimi tempi il termine bad-bank è diventato uno dei più usati nelle cronache finanziarie. Tradotto letteralmente dall’inglese significa “cattiva banca”. Il significato del termine, considerato in senso più ampio, indica da un lato le realtà in crisi a causa di una pessima gestione, dall’altro la soluzione al problema delle sofferenze: le bad bank in senso tecnico sono società o banche che si occupano di crediti deteriorati, di prestiti non restituiti dai debitori, definiti anche Non Performing Loans (NPL).

Per dare un’idea del problema, è stato stimato che in Italia le sofferenze bancarie ammontano a circa 200 miliardi di euro. Naturalmente non tutte le banche si trovano nelle stesse condizioni: per quelle in grandi difficoltà si sta perfezionando il meccanismo della bad-bank italiana, che è stato oggetto anche di una lunga trattativa fra il nostro ministro dell’Economia Padoan e Margrethe Vestager, responsabile della Commissione antitrust europea. L’Unione Europea, infatti, ha emanato una serie di direttive che limitano fortemente la possibilità degli stati membri di aiutare le banche in crisi facendo ricorso al denaro pubblico. La logica di questo orientamento è chiara: se lo stato intervenisse, le banche aiutate dai fondi pubblici si troverebbero in una condizione avvantaggiata rispetto alle banche concorrenti che non ne usufruiscono e che, in molti casi, hanno saputo amministrare e gestire più oculatamente le proprie risorse.

Ma in pratica come funziona una bad bank? Essa è una società creata ad hoc che può essere giuridicamente normata come una società finanziaria o come una banca vera e propria, il cui scopo è acquistare i crediti deteriorati in capo alle banche ad una quotazione inferiore al loro valore di mercato per “ripulire” i bilanci. Poniamo ad esempio che i crediti deteriorati ammontino a 100 e che il loro prezzo di mercato sia di circa 50, ma la bad bank cercherà di acquistarli a 20 o 30. Se essa riuscirà a recuperare 40, 50, o l’intero credito, riuscirà a conseguire un guadagno, viceversa subirà una perdita. Si tratta naturalmente di un piccolo esempio, perché la gestione dei crediti deteriorati e l’emissione di obbligazioni per autofinanziarsi da parte della bad bank sono operazioni di notevole complessità.

Resteranno in capo alla “good bank”, ossia la controparte della bad bank, le operazioni ordinarie come l’erogazione di prestiti, la gestione dei correntisti e le attività di compravendita di titoli. La liquidità in entrata attraverso strumenti come conto corrente, conto deposito e titoli obbligazionari non verrà trasferita alla bad bank, tutelando maggiormente i risparmiatori.

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