Gli immobili all’estero sono un buon rifugio per il risparmio?

Pubblicato da il 18/09/2012 in risparmio - 1 Commento
immobili all'estero

L’attuale crisi economica dell’Eurozona ha prodotto molti effetti, tra cui quello di ridurre il livello di sicurezza degli investimenti relativi ai cosiddetti “beni-rifugio”, come il mattone.

Anche il mercato immobiliare italiano, la cui oscillazione dei prezzi è sempre stata piuttosto contenuta, ha iniziato ad accusare una certa volatilità, provocata anche dalla reintroduzione della tassa sugli immobili (IMU).

Nonostante questo, gli italiani sembrano non voler rinunciare alla casa (considerata da molti “bene-rifugio” per eccellenza) e guardano all’estero per trovare un miglior rapporto qualità-prezzo: secondo i dati di Immobiliare.it e altri operatori del settore, infatti, nel corso del primo semestre 2012 le ricerche di immobili situati in altri Paesi sono cresciute del 9% rispetto allo stesso periodo del 2010.

Escludendo chi è interessato a trasferirsi in un altro Paese o ad una seconda casa per le vacanze, l’obiettivo dei più è mettere a reddito gli appartamenti (sia affittandoli sia per pochi giorni che per periodi di tempo medio-lunghi), oppure rivenderli una volta rivalutati.

Per fare un buon affare, tuttavia, è necessario prendere in considerazione diversi fattori, tra cui:

  • Paese. I costi ed il ritorno dell’investimento variano, in primis, a seconda che si punti su economie robuste oppure su mercati emergenti (Brasile, Tailandia, ecc., ma anche città come Praga o Budapest). A Londra, Parigi, New York e Berlino il valore dell’immobile è assicurato ed il rischi di svalutazione quasi nulli. I prezzi, però, sono piuttosto alti, ad eccezione della capitale tedesca, dove i costi risultano di gran lunga inferiori rispetto alla media europea per via della politica anti-speculazione rigidamente seguita dalla Germania. In Grecia e Spagna, invece, la svendita delle case può offrire buone opportunità in termini di prezzo d’acquisto, ma l’incognita sull’evoluzione della crisi economica non offre molte garanzie sull’esito dell’investimento. La compravendita di abitazioni in Paesi esotici (ad esempio Brasile o Thailandia), infine, può dar luogo a rendimenti molto interessanti, ma anche a rischi elevati legati all’insorgere di eventuali problemi fiscali e legislativi.
  • Locazione nelle grandi città. Scegliere di acquistare in un quartiere piuttosto che in un altro può fare la differenza tra un ottimo o un pessimo affare: in centro il prezzo di partenza è più alto e il rendimento da affitto più basso (tra il 5 e il 6%, in media); in periferia, invece, il prezzo è più basso e il rendimento più alto (tra il 7 e l’8%), ma il rischio di svalutazioni è decisamente maggiore.
  • Tassazione e commissioni d’acquisto. A seconda del Paese in cui si decide di acquistare, si è soggetti a costi e regole fiscali differenti, a cui va sommata l’imposta dello 0,76% del valore dell’immobile prevista dalla nuova normativa italiana.

Investire in immobili all’estero può essere un buon modo di differenziare gli investimenti sfruttando le differenti fasi dei cicli economici stranieri, ma l’orizzonte temporale di riferimento deve essere di lungo periodo.

È importante ricordare, in ogni caso, che la prima regola da seguire per tutelare il proprio denaro dall’incertezza è quella di diversificare il più possibile il proprio portafoglio e di rivolgersi a consulenti esperti in caso di dubbi.

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