I programmi televisivi low cost

Pubblicato da il 29/01/2012 in risparmio -

L’esistenza di programmi televisivi a basso costo è nota da molti anni. Le emittenti locali, infatti, hanno basato il loro successo proprio su palinsesti di qualità e bassi investimenti. La recente introduzione del digitale terrestre ha permesso a molti di questi network di allargare il numero di telespettatori, dando loro la possibilità di ottenere maggiori entrate da parte delle aziende e delle agenzie pubblicitarie in cambio di promozione. Il circolo che si viene a creare porta a due conseguenze:

  • le reti televisive tendono ad aumentare la qualità dei programmi per ottenere più spettatori;
  • le agenzie pubblicitarie pagano, per conto delle aziende, una somma maggiore per essere presenti nelle reti locali più viste.

Anche le grandi reti nazionali, soprattutto quelle commerciali come Mediaset e La7, utilizzano questa logica ma, visti i loro costi di gestione nettamente superiori alle emittenti locali, sono portati a massimizzare i ricavi pubblicitari. Va considerato che in un periodo di crisi come l’attuale, è difficile che le aziende siano interessate a mantenere gli stessi investimenti in pubblicità degli anni precedenti: da qui l’esigenza delle reti televisive di creare dei palinsesti orientati ad offrire trasmissioni low-cost. Da questa necessità sono nati dei programmi giovani e di successo come Camera Cafè (Italia1), SOS Tata (La7), MasterChef (Cielo) e Ma Come ti vesti?! (RealTime).

Uno dei pochi programmi contrari a questo trend è stato X-Factor, per il quale SKY ha stanziato un investimento che secondo Ilaria Dallatana, Amministratrice Delegata della casa di produzione Magnolia, “è decisamente fuori mercato”. La7 mantiene da anni  questa politica di risparmio, ed ora anche Mediaset e le reti Rai si stanno adeguando.

Qual è il limite di questa ricerca ossessiva di produzioni a basso costo? Il saper riconoscere a quanto ammonta l’investimento minimo necessario, rifiutando la realizzazione di programmi sottopagati. Altrimenti il rischio è quello di proporre ai telespettatori delle trasmissioni di scarsa qualità, che non saranno in grado di attirare la loro attenzione.

E le televisioni, si sa, vivono di share…

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