Risparmio e minori

Pubblicato da il 19/05/2016 in risparmio -

E’ risaputo che gli Italiani sono un popolo di risparmiatori e una delle loro priorità è quella di mettere da parte del denaro per garantire un futuro sereno ai propri figli: dar loro modo di studiare, aiutarli nell’avvio di un’attività o nell’acquisto di una casa sono i motivi principali per cui i genitori risparmiano. Fino a poco tempo era usanza comune aprire un libretto di risparmio quando nasceva un figlio, o dopo qualche anno, cointestandolo ad uno dei genitori e al figlio. Oltre alla funziona principale di remunerare il risparmio depositato, grazie a tassi di interesse vantaggiosi, questo strumento educava il bambino/ragazzo al risparmio: aveva a disposizione un salvadanaio dove versare la tipica “mancia o paghetta”, anche se erano i genitori a contribuire in misura maggiore. Nell’ultimo periodo, una modifica della normativa sulla cointestazione dei prodotti di risparmio tra genitore e minore, e un deciso decremento dei tassi di interesse ha reso l’utilizzo di tale strumento poco proficuo.

Prodotti di risparmio intestati ai minori

Tra i compiti genitoriali vi è quello di amministrare e curare i beni del minore, vista la sua presunta incapacità di operare una oculata gestione. Il patrimonio del minore può essere amministrato solo in maniera congiunta dai genitori (fatto salvo per atti di ordinaria amministrazione che non intacchino il patrimonio), a meno che non sia solo uno dei due genitori ad esercitare la patria potestà. Pertanto un deposito a risparmio intestato ad un minore deve essere necessariamente attivato da entrambi i genitori (o da uno di essi se delegato dall’altro) e solo con l’approvazione di entrambi il figlio potrà effettuare prelievi e versamenti. Non è invece possibile cointestare un prodotto di risparmio tra figlio minorenne e genitore: il genitore risulterebbe infatti al contempo titolare del conto e rappresentante dell’altro titolare, disponendo quindi della piena disponibilità del conto. Tale situazione, congiuntamente al fatto che i libretti di risparmio garantiscono ormai rendimenti prossimi allo zero, ha incentivato l’utilizzo di altri strumenti di risparmio intestati ad uno o entrambi i genitori, costituiti allo scopo di garantire un capitale nel momento in cui il figlio raggiunga la maggiore età o una altro traguardo (diploma, laurea, ecc).

Una possibile alternativa

Premesso che la gestione del risparmio è sempre molto soggettiva, appare chiaro come una soluzione adatta a tutelare il futuro dei propri figli dovrebbe quantomeno garantire il capitale investito nel corso del tempo. In tal senso gli strumenti più idonei a questo scopo sono i BFP, BOT, BTP, conto corrente e conto deposito. Quest’ultima soluzione è al momento quella che offre i rendimenti più elevati, che arrivano siano al 2.60% per le soluzioni vincolate a medio-lungo termine, le più adatte allo scopo di fornire un capitale ai figli una volta cresciuti. Il conto deposito ha un funzionamento molto simile al libretto di risparmio: è infatti possibile versare e prelevare qualsiasi somma in qualsiasi momento e, in più, contente di “parcheggiare” più importi scegliendo la scadenza alla quale poterli riprendere; quanto più essa è protratta nel tempo tanto più elevato sarà il rendimento. Lo strumento è solitamente privo di costi, è soggetto al pagamento dell’imposta di bollo statale, pari allo 0,20% del capitale depositato (in alcuni casi a carico della Banca) e gli interessi maturati sono tassati al 26%, come tutti gli altri prodotti finanziari diversi dai Titoli di Stato e dai prodotti assicurativi. Il conto deposito può essere intestato ad uno solo dei genitori o cointestato e si può disporre anche un trasferimento automatico di denaro mensile dal conto corrente: un vero e proprio piano di accumulo quindi, che consente di accantonare piccole cifre periodicamente beneficiando di buoni rendimenti e senza costi.

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