La finanza comportamentale

Pubblicato da il 18/10/2017 in risparmio -

Un aspetto importante da considerare nell’analisi delle scelte di un risparmiatore è la psicologia. Daniel Kahneman, studioso della mente umana e premio Nobel per l’economia nel 2002, ha elaborato diverse teorie a proposito, utilizzate tutt’oggi per migliorare le scelte degli investitori e dei consumatori di strumenti finanziari: la finanza comportamentale.Una prova della stretta relazione tra psicologia e scelte in ambito finanziario la possiamo ottenere ad esempio analizzando alcuni dei comportamenti umani più comuni in fatto di denaro e risparmio, come il timore ingiustificato di perdere il proprio denaro o la cosiddetta overconfidence, ovvero la tendenza a sovrastimare le proprie capacità nel gestire scelte di natura finanziaria.La materia che si occupa dello studio della relazione tra mente umana e finanza è proprio la cosiddetta finanza comportamentale, una disciplina empirica che non definisce vere e proprie “leggi”, ma al contrario riconosce comportamenti ricorrenti in diverse circostanze, e che può quindi adattarsi a contesti differenti, dalla finanza ai consumi.

Kahneman ha identificato una serie di situazioni in cui il risparmiatore, nel momento in cui deve fare delle scelte riguardo alla sua situazione economica, non presenta un atteggiamento razionale ma tende invece a farsi condizionare da una serie di fattori contingenti. Queste situazioni sono dette appunto “distorsioni” mentali e costituiscono i principi fondamentali della finanza comportamentale. Vediamo nel dettaglio quali sono le principali.

  • L’effetto contesto: determina le scelte da fare in base alla modalità in cui il problema o la domanda vengono formulate. Sarà quindi difficile ad esempio rispondere di no a chi ci chiede se vogliamo mettere i nostri soldi al sicuro: sarà indispensabile però porre una serie di domande relative alle garanzie dell’offerta, esaminare proposte simili di altri interlocutori e leggere attentamente le clausole dei vari contratti.
  • Lo spirito gregario: è la tendenza degli individui a seguire la massa senza un senso critico. Succede anche con gli investimenti, quando ci si fa prendere dal panico o si segue il trend del momento.
  • L’avversione alle perdite: tendiamo a manifestare maggiore motivazione nell’evitare una perdita che nel realizzare un guadagno. Il che spiegherebbe le scelte poco accorte dei risparmiatori che, invece di accettare la perdita collegata a una decisione sbagliata, rincorrono (proprio come i giocatori al casinò) una rivincita attraverso investimenti azzardati. D’altro canto, proprio l’avversione alle perdite potrebbe bloccare emotivamente il risparmiatore davanti a scelte prudenti che gli consentirebbero invece dei guadagni a fronte di rischi minimi.
  • L’effetto isolamento: ovvero la fiducia nel proprio stato emotivo senza considerare la realtà come un insieme complesso di forze. In altre parole, è la tendenza a prendere decisioni sulla base dell’oggi senza porsi obiettivi di lungo periodo, come per esempio risparmiare per la pensione.

Alla consapevolezza dei possibili condizionamenti psicologici ai quali rischiamo di andare incontro, è fondamentale unire un’adeguata educazione finanziaria. A tal fine, è importante esaminare accuratamente le caratteristiche dei prodotti finanziari che ci vengono proposti, puntare su prodotti finanziari semplici e sicuri come ad esempio il conto deposito e se necessario richiedere la consulenza di un esperto a proposito della diversificazione del proprio portafoglio.

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