Spread: cos’è e come funziona

Pubblicato da il 29/06/2016 in risparmio -
spread

Il termine spread è molto utilizzato in finanza, ma non tutti ne conoscono il significato e le motivazioni che lo rendono così importante. Cominciamo quindi definendo cos’è lo spread: letteralmente questo termine si può tradurre come “differenziale”, ciò presuppone che devano esistere due elementi comparabili, ossia caratterizzati dalla stessa unità di misura. In finanza, gli elementi sono costituiti da due titoli obbligazionari, tipicamente emessi da Stati: il confronto avviene tra i tassi di rendimento offerti a parità di durata del titolo (5, 10, 30 anni, ecc). Lo spread è costituito quindi dalla differenza tra i due tassi e viene misurata in base points: un titolo che rende l’1% avrà un valore di 100 punti base, un titolo che rende l’1,5% avrà un valore di 150 punti base; pertanto lo spread tra i due titoli sarà di 50 punti base, ossia 0,5%.

Lo spread si può calcolare tra i Titoli di tutti i Paesi, tuttavia si è soliti utilizzare come titolo di riferimento il Bund tedesco, in quanto è considerato come bene rifugio, grazie alla solidità dello Stato emittente. Al momento i rendimenti offerti da quest’ultimo titolo sono addirittura negativi, a causa anche della politica monetaria espansiva della BCE, che ha azzerato il costo del denaro. Esiste un relazione tra rendimento offerto da un titolo e grado di rischio connesso al suo utilizzo: quanto più alto è il rischio, tanto più alto dovrà essere il rendimento offerto affinchè il titolo diventi “appetibile” per gli investitori. Un aumento dello spread può essere quindi interpretato come sintomo che gli investitori considerano lo Stato emittente meno affidabile. Tuttavia, è doveroso tener presente che la fiducia riveste un ruolo fondamentale in finanza, pertanto il valore percepito (così come il grado di affidabilità), non sempre corrisponde alla realtà. I tassi sono inoltre, come detto prima, influenzati dalle politiche monetarie della BCE, nonchè dall’andamento dei titoli obbligazionari emessi da privati. Infine, agli Stati viene attribuito un rating da società che si occupano di analizzarne la qualità come debitori: è chiaro come la stima del rating possa essere influenzata anche da fattori esterni non connessi all’effettiva salute dei bilanci statali.

Quali sono le conseguenze per lo Stato e per i risparmiatori in caso di aumento dello spread? Il primo, costretto a remunerare di più il debito, sarà costretto a recuperare tale denaro attraverso l’aumento delle imposte o il taglio delle spese per evitare che il rapporto debito/PIL si faccia più pressante portando ad un ipotetico crack dello stato. I secondi invece potranno beneficiare di rendimenti più elevati e remunerare maggiormente il proprio capitale. Di contro, in qualità di cittadini italiani (sia persone fisiche che giuridiche) subiranno l’impatto di politiche di taglio delle spese o aumento delle imposte attuato dallo Stato. Tuttavia, un tasso di rendimento troppo basso offerto dai Titoli di Stato, potrebbe fortemente limitare la raccolta, facendo preferire ai risparmiatori strumenti più redditizi, come il conto deposito. Quindi il Paese potrebbe non riuscire a reperire i fondi per pagare le spese pubbliche o per pagare gli interessi sui Titoli precedentemente emessi.

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