PIR: Piani Individuali di Risparmio

Pubblicato da il 23/03/2017 in risparmio -

I PIR sono uno strumento di risparmio/investimento a medio o lungo termine che si prefigge un duplice scopo: remunerare il risparmio (e quindi far guadagnare) dei sottoscrittori, e finanziarie le PMI (piccole e medie imprese) italiane. Il funzionamento dei PIR è analogo a quello dei piani di accumulo: il sottoscrittore versa periodicamente un importo che viene rivalutato in base all’andamento, più o meno positivo, della gestione. Il capitale può essere investito dalla società di gestione del risparmio (SGR) in diversi strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e conti correnti bancari. Alla scadenza del PIR, o, laddove possibile, prima della scadenza, il sottoscrittore può ritirare tutto o parte del capitale, che può essere incrementato rispetto a quanto versato o meno, in base all’andamento della gestione; inoltre possono essere accreditati all’interno del prodotto gli interessi periodicamente maturati.

La differenza principale tra un piano di accumulo normale (PAC) e un PIR deriva dal fatto che le somme versate in questi ultimi devono essere investite in una misura non inferiore al 70% in strumenti finanziari emessi da imprese italiane. Di questo 70%, il 21% deve essere investito in strumenti emessi da imprese non incluse nell’indice FTSE Mib, e quindi tipicamente di piccole e medie dimensioni, anche se quotate sul mercato AIM. Infine, è possibile investire in strumenti emessi dalla stessa azienda non più del 10% del portafoglio titoli. Esiste inoltre una restrizione sulle tipologie di capitali che possono confluire nei PIR, dato che tale strumento è dedicati ai piccoli investitori/risparmiatori: possono essere sottoscritti solo da persone fisiche, con un importo massimo di 30mila euro per ogni singolo PIR e un importo massimo totale su tutti i PIR pari a 150mila euro.

Per incentivare tale forma di risparmio, lo Stato italiano ha previsto la detassazione sulle plusvalenze (interessi), laddove il PIR venga mantenuto per almeno 5 anni (in caso contrario si applica la tassazione del 26% come sugli altri strumenti finanziari diversi da PIP e Titoli di Stato). Quali sono i vantaggi di sottoscrivere un PIR? Sicuramente fiscali, se mantenuto nel medio-lungo periodo, e “patriottici” se pensiamo al fatto che il capitale servirà alle imprese del territorio per risollevarsi da questo periodo di crisi. E gli svantaggi? Tali strumenti non sono ancora largamente diffusi, non vi sono dati storici che possano far prevedere l’andamento delle gestioni, sono soggetti a costi (variabili e fissi) e non danno garanzia sull’ammontare degli interessi erogati o sul recupero dell’intero capitale investito. Se state pensando di investire in un periodo inferiore o uguale a 5 anni, una valida alternativa è costituita dal conto deposito vincolato, esente da costi e in grado di garantire interessi pari al 2,00% annuo lordo.

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