QE e risparmio: il fattore inflazione

Pubblicato da il 09/03/2015 in risparmio -

Oggi è partito il Quantitive Easing della BCE, che, acquistando Titoli di Stato (ma anche Abs e covered bond), si prefigge l’obiettivo di immettere sul mercato finanziario liquidità per fare ripartire l’economia reale; gli effetti attesi sono:

  • diminuzione dei tassi d’interesse
  • svalutazione dell’euro rispetto al dollaro
  • aumento progressivo dell’inflazione

Tutto questo dovrebbe facilitare il finanziamento alle imprese e le esportazioni; come più volte illustrato in questo blog, il QE avrà anche conseguenze per famiglie e risparmiatori, con lo scopo di stimolare i consumi:

  • diminuzione del tasso d’interesse dei mutui, specialmente variabili, e dei costi dei prestiti;
  • ulteriore calo del rendimento dei Titoli di Stato, tanto che attualmente qualche conto deposito offre una remunerazione più conveniente dei bond;
  • maggiore attrattività del mercato azionario.

Questi fenomeni vanno però valutati anche alla luce del possibile aumento dell’inflazione, principalmente per tre motivi:

  1. la risalita dei prezzi implicherebbe un incremento dell’Euribor e quindi dei costi dei mutui variabili; i costi reali sarebbero invece minori: l’onere reale di un mutuo va infatti calcolato al netto dell’inflazione, quindi è più elevato in caso di deflazione;
  2. l’inflazione comporterebbe una diminuzione del rendimento reale dei conti deposito e degli strumenti di risparmio a reddito fisso, proprio perché è l’andamento dei prezzi a determinare il rendimento reale degli investimenti e si ottiene togliendo il valore dell’inflazione al tasso di interesse nominale;
  3. i Btp Italia, indicizzati all’inflazione italiana, e tutti i titoli a cedola variabile, potrebbero risultare di nuovo attraenti con il rialzo dei prezzi.

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