Risparmiare al riparo dell’euro-crisi? Ci sono le valute estere!

Pubblicato da il 05/09/2012 in risparmio -

Secondo una ricerca condotta da Bankitalia a fine 2011, le famiglie italiane non investono molto in valute straniere extra-europee, preferendo impiegare il proprio denaro in altri strumenti di risparmio, quali: il conto corrente, il conto deposito, i Titoli di Stato, i libretti postali, le azioni e obbligazioni italiane, le polizze vita, i fondi pensione, ecc. Il 90% di tali attività finanziarie risulta in euro.

Con la crisi dell’Eurozona, però, molti risparmiatori hanno iniziato a rivedere questa strategia, cercando investimenti vantaggiosi in valute meno esposte alla volatilità dei mercati dell’eurozona.

Grazie ad appositi strumenti finanziari, anche i piccoli risparmiatori possono investire in valute diverse senza troppe complicazioni: è possibile ad esempio puntare su fondi obbligazionari globali senza copertura di cambio (panieri che investono in bond di tutto il mondo e, dunque, espressi in decine di valute diverse), oppure su prodotti specializzati più sofisticati.

Chi sceglie di investire in valuta estera comporrà il proprio portafoglio in modo diverso a seconda della propria propensione al rischio:

  • Profilo di rischio basso. Un investitore poco propenso al rischio preferirà probabilmente puntare su monete cosiddette forti per tutelare il proprio risparmio da un eventuale aggravarsi della crisi globale. La Svizzera, ad esempio, è un Paese forte dal punto di vista patrimoniale e presenta un bilancio solido, con un basso livello di debito pubblico. Anche Svezia e Norvegia si prestano ad investimenti in valuta estera poco propensi al rischio, a fronte di un rendimento compreso tra l’1% e il 3% (a fronte di quello riconosciuto dal franco svizzero, di poco superiore al mezzo punto percentuale).
  • Profilo di rischio medio. Dollaro, yen e sterlina sono le valute più scambiate a livello internazionale insieme all’euro. L’esito di investimenti in queste valute è fortemente connesso all’andamento della moneta unica UE e dunque maggiormente soggetto ad oscillazioni, sebbene si possano ottenere ritorni (ma anche perdite) maggiori rispetto ai franchi svizzeri e alle corone nordiche.
  • Profilo di rischio alto. Per ottenere rendimenti maggiori con questo genere di operazioni bisogna anche essere disposti ad accettare maggior livelli di rischio. In tal caso potrebbe essere interessante investire in valute legate all’andamento dei prezzi delle materie prime. Australia e Canada, per esempio, sono due grandi esportatori di materie prime energetiche e agricole. I rispettivi dollari sono fortemente legati all’andamento dei prezzi di tali beni.
  • Profilo di rischio molto alto. Gli investitori più esperti e meno interessati alla sicurezza rispetto alla possibilità di buoni guadagni, possono considerare la possibilità di diversificare nel medio e lungo termine impieghi in valute di paesi emergenti quali: rupia indiana, grivnia Ucraina, dollaro di Hong Kong, rand sudafricano, ecc. In questo caso, al rischio di cambio si somma la volatilità del tasso di interesse in quei paesi, con effetto sulle quotazioni dei titoli.

Chi sceglie di puntare su questo genere di investimenti, in ogni caso, deve tenere anche conto dei costi ad esso legati (gestione, commissioni, ecc.) e, comunque, includere anche altre forme di impiego in modo da diversificare il più possibile il portafogli.

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