Ritorna l’inflazione in Italia

Pubblicato da il 09/02/2017 in risparmio -

L’inflazione è quel fenomeno per cui, considerato un insieme (paniere) di beni, il loro prezzo aumenta tendenzialmente nel corso del tempo; viceversa il fenomeno contrario è chiamato deflazione. L’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) è l’ente che stabilisce con quali bene comporre il paniere, e quindi su quali beni monitorare le variazioni di prezzo. Anche quest’anno, come in quelli precedenti, il paniere utilizzato dall’Istat per calcolare l’inflazione, ha subito alcune modifiche per rispecchiare l’evoluzione delle abitudini di consumo degli italiani. Scompare la videocamera tradizionale (probabilmente in disuso ormai da un quinquennio), sostituita dall’action camera, e fanno il loro ingresso altri prodotti e servizi, taluni appartenenti al settore food (preparati vegani, centrifughe di vfrutta, birre artigianali, ecc) e taluni appartenenti al settore dell’elettronica di consumo (smartwatch, dispositivi da polso per attività sportive, ecc). Il paniere è suddiviso per categorie merceologiche, aventi, ciascuna di esse, un diverso peso (ad esempio generi alimentari, spese per l’abitazione, abbigliamento, ecc).

Nel mese di gennaio l’inflazione è aumentata dello 0,2% rispetto a dicembre e dello 0,9% su base annua, l’incremento maggiore degli ultimi tre anni. I valori sono ancora lontani da quelli del sistema Eurozona, che ha fatto segnare un +1,8%, trainato dalla Germania con un +1,9%. A determinare la risalita dell’inflazione non è tuttavia il rafforzamento generalizzato della domanda di beni: piuttosto sono saliti i prezzi dell’energia (che risentono del rincaro sul petrolio) e degli alimentari freschi, la componente più volatile della spesa. Si tratta quindi di un aspetto non incoraggiante: i prezzi potrebbero salire senza un effettivo incremento della domanda. Ci troviamo, in ogni caso, ancora lontani dal target obiettivo posto dalla BCE a quota 2%.

Il recupero dell’inflazione, dopo un triennio in cui è stata praticamente pari a zero, se non addirittura negativa, potrebbe contribuire a risanare in parte i conti pubblici: incrementa il PIL nominale e abbassa automaticamente il grado di indebitamente pubblico. Come in ogni situazione, vi è sempre un rovescio della medaglia: un recupero dell’inflazione potrebbe indurre (come sta in minima parte avvenendo) un ritiro degli stimoli da parte della BCE. Ciò significa che i Titoli di Stato, per essere collocati, dovranno offrire rendimenti maggiori rispetto allo scorso anno: un bene per i risparmiatori in cerca di remunerazione, un male per il debito pubblico. Appare in ogni caso ancora lontano il raggiungimento della reflazione: bisognerà verosimilmente attendere la fine del 2017 per vederci più chiaro. Dal punto di vista del risparmiatore, ci sono ancora pochi elementi per prevedere gli andamenti futuri del mercato, ragion per cui, strumenti come il conto deposito, si rivelano ancora tra le soluzioni preferite dagli italiani.

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