Tassi BCE: a quando il rialzo?

Pubblicato da il 16/01/2017 in risparmio -

Il 2016 si è concluso con un segno lievemente positivo per l’economia europea: a dicembre infatti, l’inflazione nell’Eurozona è salita all’1,1% facendo segnare il picco più elevato negli ultimi 3 anni. In Germania la crescita tendenziale dei prezzi ha raggiunto addirittura l’1,7%, confermandosi la prima area economica dell’area Euro. Sintomo di una ripresa economica? Troppo presto per dirlo. Ciò su cui si stanno concentrando al momento gli investitori, è la possibilità che la Banca Centrale Europea effettui un rialzo dei tassi, in questi ultimi anni ai minimi storici. Il Governatore della BCE, Mario Draghi, aveva fissato un target inflazionistico pari al 2%, ecco quindi che, dati i recenti sviluppi dell’andamento, si potrebbe ipotizzare un lieve rialzo dei tassi prima della scadenza del suo mandato (previsto a ottobre 2019).

Vi sono elementi che possono far ipotizzare un rialzo, altri invece che raffreddano le speranze degli investitori. E’ vero infatti che il tasso di inflazione sta risalendo, tuttavia non è possibile prendere a modello un singolo mese per determinare un trend; inoltre, Germania a parte, il resto dell’Europa è ancora lontano dal target del 2%. La BCE ha adottato una politica di tapering, ossia di graduale ritiro degli stimoli, nonostante il quantitative easing sia stato prorogato fino a tutto il 2017: ciò significa che l’acquisto da parte della BCE dei Titoli di Stato (volto ad immettere nuova liquidità nel mercato, causando di contro l’abbassamento dei tassi)) ha subito un rallentamento. Tali elementi pertanto non possono che sottolineare come non vi è una dichiarata volontà di innalzare i tassi, almeno nel breve periodo.

Un ulteriore elemento che va considerato, è la politica monetaria adottata dalla FED (la Banca Centrale degli Stati Uniti). In un mercato globale, che vede tra i player più importanti USA e Europa, le politiche monetarie delle due aree non possono divergere in maniera importante: un rafforzamento del dollaro, a seguito di una politica monetaria espansiva della FED, comporterebbe un indebolimento dell’Euro, causando una posizione di svantaggio dei Paesi europei nel commercio internazionale. La FED ha infatti iniziato ad alzare i tassi, ma gli USA si trovano in una posizione diversa dall’Europa: l’economia d’oltreoceano ha infatti iniziato a riprendersi più di un anno fa, ragion per cui, se anche la BCE seguisse tale politica, i primi rialzi avverrebbero non prima del 2018.

I risparmiatori dovranno quindi verosimilmente attendere ancora svariati mesi per ottenere dei tassi migliori (e presumibilmente l’aumento sarà irrisorio), ragion per cui è un ottimo momento per utilizzare strumenti come il conto deposito, che offre tassi superiori a quelli dei Titoli di Stato, soprattutto nella sua versione vincolata.

 

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