Vendita di immobili: l’usato “certificato” vale di più

Pubblicato da il 13/01/2012 in risparmio - 3 Commenti

Dal primo gennaio 2012, vendere case o unità immobiliari è diventato più impegnativo. Citando la legge, con il nuovo anno infatti è stato reso obbligatorio riportare l’indice di prestazione energetica per tutte le compravendite immobiliari a titolo oneroso sia su carta che su web. La norma, dettata dal Decreto Legislativo 28/2011, impone a chi vuole vendere un’abitazione, di sottoporla al giudizio di un tecnico abilitato che possa rilasciare un certificato chiamato ACE, appunto Attestato di Certificazione Energetica. La norma non prevede sanzioni specifiche, ad eccezione degli immobili ubicati in Lombardia dove per legge regionale, il mancato inserimento del codice ACE comporta una sanzione da 1.000 a 5.000 euro.

Le nuove classi energetiche sono 7, dalla A alla G. Le prime due, A e B, sono riservate alle nuove costruzioni, mentre le altre 5 si riferiscono agli immobili usati. Tralasciando quelle che sono le descrizioni delle varie categorie, ciò che è di sicuro interesse per i nostri temi di risparmio, sono le conseguenze che le certificazioni hanno introdotto negli atti di compravendita. È infatti facilmente intuibile che le case che garantiranno un livello più alto di rendimento energetico avranno un costo maggiore per gli interessati.

Ciò che preoccupa di più gli esperti di mercato immobiliare è che questa certificazione potrebbe sostituirsi agli altri elementi di scelta: potrebbe diventare l’unico parametro di marketing per la vendita, ponendo in secondo piano le valutazioni sugli altri elementi che solitamente vengono considerati come essenziali, quali la luminosità dell’ambiente, la cura delle finiture e cosi via. Va detto che comunque ad oggi, sempre secondo l’analisi citata, solo il 7,3% degli annunci è dotato della certificazione, dunque un’analisi sul prezzo non è ancora sufficientemente significativa per fornire un’opinione sulle preoccupazioni degli esperti.

L’analisi evidenzia che nell’usato le differenze tra le classi non sono così rilevanti, ma sono destinate a diventare un elemento che ne certifica la qualità. Maggiore sarà la classe di appartenenza energetica e più alta sarà la propensione all’acquisto delle stesse, anche se al momento non è ancora percepita come tale. Per l’usato infatti la variazione attuale sul prezzo di acquisto di una categoria C e una F è di circa 900 euro. Sembra comunque che questa situazione sia destinata a cambiare nel corso degli anni, permettendo al certificato ACE di diventare un modello di valutazione della bontà dell’immobile.

Diverso è invece il discorso per le case nuove: la discordanza di valore tra le categorie A e B accentua il valore dell’investimento. In sintesi l’efficienza energetica può considerarsi uno dei parametri fondamentali nelle valutazioni d’acquisto. Cifre alla mano, infatti, la differenza di prezzo di un bilocale nuovo tra le due categorie è pari al 17%, che si riduce al 12% per due villette con le medesime caratteristiche.

In conclusione è possibile affermare che il nuovo Decreto Legislativo impone una spesa ulteriore da sostenere per la certificazione, ma è un investimento che può essere certamente ripagato per le abitazioni appartenenti alle classi energetiche più elevate. Discorso diverso per quelle scarsamente considerate dalla nuova normativa, dove la spesa da sostenere risulta esclusivamente una riduzione del profitto ottenibile dalla vendita.

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3 Commenti a "Vendita di immobili: l’usato “certificato” vale di più"

  1. federico 14/01/2012 at 10:44 ·

    In Lombardia, peraltro, scattano pesanti sanzioni per chi (anche locatore di un immobile in affitto) non dispone di tale certificato

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