Il vocabolario della pensione complementare

Pubblicato da il 11/09/2014 in risparmio -

La rendita pensionistica, a partire dal 1° gennaio 1996, è calcolata in base ai contributi versati dal lavoratore (sistema contributivo) e non in base all’ultimo stipendio (sistema retributivo). Questo comporta una diminuzione considerevole del valore della pensione rispetto al proprio stipendio: il rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultima retribuzione viene definito “tasso di sostituzione”. Quanto minore è questo valore, tanto maggiore sarà la necessità di integrare l’assegno pensionistico con un sistema di risparmio previdenziale, per garantirsi la sicurezza di un tenore di vita in linea con le proprie abitudini.

A questo scopo, è stata creata una serie di strumenti di previdenza complementare: i “fondi pensione” e i “piani pensionistici individuali”, che offrono linee di investimento diversificate e il cui rendimento è monitorato anche attraverso la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip).

Vediamo quali sono i principali strumenti di risparmio previdenziale:

  • fondo pensione negoziale. E’ costituito dalle aziende di un determinato settore ed è aperto all’adesione dei lavoratori del settore stesso;
  • fondo pensione aperto. E’ costituito da banche, società di gestione del risparmio, assicurazioni ed è rivolto a tutti i lavoratori;
  • piano individuale pensionistico (Pip). E’ realizzato con contratti di assicurazione vita. E’ aperto a tutti, anche a chi non ha una posizione lavorativa, come per esempio casalinghe e studenti;
  • fondo pensione preesistente. Fondo istituito per i dipendenti di alcune aziende, pubbliche (come la Rai) e private, prima del 15/11/92.

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