Il microcredito come opportunità di investimento

Pubblicato da il 17/11/2017 in generale -

Il microcredito può contribuire a stimolare le economie locali e generare entrate fiscali? Potrebbe essere considerato un elemento fondamentale nei piani di rilancio non solo dell’Italia ma anche dell’Europa stessa? Vediamolo insieme nell’approfondimento.

Microcredito: cosa si intende e quando nasce

Dieci anni di crisi finanziaria e si può affermare che il credit crunch non sia ancora finito? Presumibilmente sì e, se si verifica una stretta creditizia, aumentano anche i soggetti che poco possono essere inclusi nel mondo bancario, ad esempio famiglie e piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito tradizionale a causa di mancanza di garanzie reali, oppure per insufficiente storico creditizio. Va da sé che chi ne fa le maggiori spese diventano quindi le imprese sociali che – nella convinzione generale – sono anche troppo dipendenti da sovvenzioni pubbliche e/o finanziatori privati.

Esiste quindi una missione da parte delle istituzioni di microcredito: dare sostegno a imprenditori che prima non era possibile finanziare a causa del loro profilo di rischio. Ovvero, cercare di ampliare la platea di persone che possono accedere ad un credito, ottenendone uno micro, perché hanno un progetto, una attività, una idea da sviluppare. Il microcredito serve per investire sul futuro con fiducia e allo stesso tempo con accortezza e prudenza, selezionando con coraggio le realtà che meritano di essere incoraggiate non solo a parole. Si tratta quindi di un tipo di strumento che viene regolato da leggi, esiste non solo in Italia, ma in molti paesi sia più che meno sviluppati del nostro.

In parole semplici, il microcredito è una concessione di prestiti di piccolo importo a persone oppure ad imprese che procedendo con il classico iter non riuscirebbero ad accedervi. La sua origine risale agli anni ’70 a dire il vero e negli anni ’80 si è invece affermato soprattutto grazie alla nascita della Grameen Bank in Bangladesh, il cui fondatore Muhammad Yunus ha vinto il premio Nobel per la Pace per aver aiutato con la sua iniziativa di microcredito soprattutto donne e famiglie tagliate fuori dai prestiti delle banche tradizionali, permettendo loro di creare e avviare attività economiche in aree rurali.

Com’è la situazione italiana del microcredito?

La situazione italiana non è la più evoluta in fatto di microcredito ma, in linea generale, si tratta di una tipologia di investimenti che – nel nostro Paese – ha fatto nascere nel 2006 il Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito, il quale si è poi evoluto e trasformato nel 2011 nell’Ente nazionale per il microcredito (ENM). Tale Ente ha lo scopo di sostenere iniziative per lo sviluppo della microimprenditoria e del lavoro autonomo a contrasto della povertà e dell’”emarginazione economica”.

In Italia, i prestiti erogati non possono superare l’importo di 10.000 euro e di 25.000 euro per l’avvio di un’attività economica. La durata del prestito è di circa 7 anni e il Fondo su cui si appoggiano tali prestiti opera basandosi su criteri di accesso decisamente più semplici.

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