Anticipo del TFR: quale impatto sul risparmio?

Pubblicato da il 20/10/2014 in news -

Mercoledì 15 ottobre, il Governo ha approvato la nuova Legge di Stabilità che comprende il tanto discusso provvedimento sull’anticipo del TFR in busta paga, definito come “integrazione della retribuzione”.

La misura non è ancora operativa, ma ha già attirato l’attenzione sia di aziende e Pmi che dei lavoratori dipendenti, date le sue diverse implicazioni, anche in termini di risparmio.

Il provvedimento è sintetizzabile in 7 punti:

  1. È sperimentale e circoscritto al periodo 1 marzo 2015 – 30 giugno 2018;
  2. Potrà richiedere la monetizzazione della quota maturanda di TFR chi lavora come dipendente nel settore privato da almeno 6 mesi;
  3. La scelta di integrare la retribuzione mensile con la quota di TFR è a discrezione del lavoratore, ma una volta optato per questa soluzione, non potrà cambiare idea per tre anni;
  4. Sono esclusi dalla possibilità di avere il TFR in busta paga i lavoratori domestici, i dipendenti pubblici, quelli del settore agricolo e delle aziende in fallimento o in crisi;
  5. Trattandosi di un’integrazione della retribuzione, l’anticipo verrà tassato in modo ordinario, quindi influirà sulle detrazioni di imposta e dell’Isee, oltre che sugli assegni familiari;
  6. L’anticipo di TFR non viene, però, conteggiato ai fini del computo del reddito complessivo e quindi non inciderà sul bonus degli 80 euro;
  7. Il TFR monetizzato al lavoratore non rientrerà neanche nella contribuzione previdenziale e nell’accantonamento della liquidazione.

Ciascun lavoratore valuterà, quindi, se l’anticipo porterà benefici al suo conto corrente o se comporterà, al contrario, una maggiore tassazione.

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