Al via la Tobin tax

Dal 1 marzo il risparmio risentirà dell’effetto “tranquillante” della Tobin Tax, chiamata anche da alcuni consulenti la “tassa ammazza trading”. Il suo nome è legato al Nobel per l’economia James Tobin che la teorizzò nel 1972 con lo scopo di colpire in maniera modica tutte le transazioni sui mercati valutari per stabilizzarli e penalizzare le speculazioni valutarie a breve termine.

Riguarda le compravendite di azioni e strumenti finanziari partecipativi (mezzi attraverso cui una società si procura finanziamenti o altro riconoscendo a chi li apporta diritti patrimoniali e, se previsto, amministrativi), con un’aliquota sulle azioni fissata allo 0,12% del valore della transazione per il solo 2013, mentre dal 2014 si stabilizzerà allo 0,10%.

Secondo Pietro di Lorenzo, Responsabile del sito tobin-tax.it,  “È una norma rischiosa varata sull’onda di una sorta di populismo e che punta il dito sulla finanza. Potrebbe avere più ricadute negative che benefici: entrerà in vigore solo in 11 paesi in Europa, mentre Inghilterra, Stati Uniti, Lussemburgo, Olanda, Malta Cipro, Irlanda e altri non ce l’hanno. Il rischio è quello di una fuga di capitali verso i paesi in cui non si applica.” Per quanto riguarda i risparmiatori che non hanno spostato i loro capitali dai conti deposito o dal conto corrente la Tobin tax  dovrebbe tradursi in maggior stabilità dei mercati e quindi in tassi di rendimento più sicuri.”  

Anche per i risparmiatori che hanno investito in fondi d’investimento secondo Raffaele Zenti di Advise Only non ci dovrebbero essere problemi: “La maggior parte dei risparmiatori non effettua una gran movimentazione dei portafogli di investimento. Per fare un buon investimento non c’è bisogno di gran via vai di titoli e strumenti finanziari. Per esempio, un portafoglio “mediano” adatto a moltissimi risparmiatori da novembre 2011 ad oggi, può non essere mai stato movimentato e avere una performance lorda superiore al 10% e volatilità del 5,5%.  Anche immaginando che l’intero portafoglio venga venduto nel corso di un anno, si tratterebbe dello 0,05% del totale. Sicuramente, invece, la tassa peserà sul trading online: i trader  privati infatti effettuano moltissime operazioni di compravendita.