La BCE non cambia i tassi e i Btp vanno sotto zero

Ieri la BCE ha lasciato invariato il costo del denaro allo 0,05%; anche il tasso sui prestiti marginali e quello sui depositi bancari rimane invariato.

L’inflazione non riparte e ulteriori decisioni, che si tratti di un prolungamento del Quantitative Easing o di un suo potenziamento, sono rinviate a dicembre.

L’annuncio di eri della Bce ha generato una generale diminuzione dei tassi d’interesse del debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona. Il rendimento del Btp a 10 anni si è attestato all’1,48% (medesimi livelli di fine aprile) e quello con scadenza a 2 anni è sceso sotto zero per la prima volta, toccando il -0,006%. Lo spread Btp- Bund è calato sotto quota 100 (95), livello più basso degli ultimi 6 mesi; anche l’euro è sceso nei confronti del dollaro. Di fronte alla prospettiva di una possibile nuova politica espansionistica, le Borse sono invece cresciute (Milano ha segnato il +2%).

Il Quantitative Easing è una tipologia di politica monetaria attraverso la quale una banca centrale mira a rilanciare l’economia attraverso l’acquisizione di bond governativi, ma non solo, emettendo moneta per dare al mercato liquidità a basso costo e dare una spinta all’inflazione.

Come illustrato in questo articolo, il QE è partito nel marzo scorso allo scopo di sostenere l’economia reale, facilitando il finanziamento alle imprese e le esportazioni. Per il risparmio delle famiglie, ciò comporta la diminuzione dei tassi dei mutui, specialmente variabili, e dei costi dei prestiti, nonché, il calo del rendimento dei Titoli di Stato. In questo quadro, è bene tenere presente che se l’obiettivo inflazionistico venisse raggiunto, comporterebbe un incremento dell’Euribor e quindi dei costi dei mutui variabili, mentre i costi reali sarebbero minori (l’onere reale di un mutuo va calcolato al netto dell’inflazione); inoltre calerebbe il rendimento reale di strumenti di risparmio a reddito fisso come il conto deposito, proprio perché il rendimento reale degli investimenti si ottiene togliendo il valore dell’inflazione al tasso di interesse nominale.