Il Pil non aiuta il salvadanaio pensionistico

Pubblicato da il 10/11/2014 in news, risparmio -

Sembra non essere un buon periodo per le pensioni: dopo l’anticipo del Tfr e l’aumento della tassazione sul risparmio previdenziale, provvedimenti ipotizzati nell’ultima Legge di Stabilità, arriva anche la rivalutazione negativa.

Tutta colpa della crisi e della contrazione del Pil degli ultimi 5 anni. Con il sistema contributivo attualmente in vigore, infatti, ai contributi che il lavoratore e il datore di lavoro versano agli Istituti previdenziali viene riconosciuta una rivalutazione annuale collegata all’andamento del Prodotto Interno Lordo ed equivalente alla media di variazioni del PIL degli ultimi 5 anni: dato che il PIL non cresce dal secondo trimestre 2011, l’Inps ha comunicato che il coefficiente per il 2014 sarà negativo, ovvero -0,1927%. Ciò significa che quanto accumulato fino ad oggi nella vita lavorativa non risulterà rivalutato bensì eroso, perché va moltiplicato per un fattore negativo. Non è ancora certo, comunque, che tale fattore venga effettivamente applicato: può essere che il governo decida di rivedere le regole per evitare la rivalutazione negativa del “salvadanaio” previdenziale in caso di crisi.

Inoltre, qualche Cassa di previdenza, come quella dei consulenti del lavoro (Enpacl) e degli ingegneri (Inarcassa) ha avanzato la proposta di utilizzare un tasso di rivalutazione diverso, che faccia riferimento alla variazione media quinquennale del monte redditi degli iscritti, rendendo possibile in questo modo un rendimento minimo dell’1,5%.

C’è, comunque, un altro provvedimento che potrebbe avere un riscontro negativo per il risparmio previdenziale: l’ultima Legge di Stabilità ipotizza anche l’aumento della tassazione, dal 20 al 26%, per le Casse di previdenza privatizzate, che contano circa 1,5 milioni di iscritti.

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