La riforma del catasto in 5 punti

Pubblicato da il 12/11/2014 in news, risparmio -

Qual è il valore di un’abitazione? Spesso “inestimabile” dal punto di vista affettivo, per lo Stato dipende dalle rendite catastali, le cui regole, però, sono destinate a cambiare: il il Consiglio dei Ministri ha appena varato il decreto attuativo che ripristina le commissioni censuarie che dovranno definire le rendite di più di 60 milioni di immobili in Italia.

Cosa cambierà, dunque, per i proprietari di case, uffici o capannoni? La riforma porterà nuove entrate o nuove uscite per il loro conto corrente?

I cambiamenti ad oggi annunciati sono sintetizzabili in 5 punti:

  1. i metri quadri, non più i vani, diventeranno l’unità di misura a fini fiscali;
  2. la rendita non sarà più calcolata in base ai vecchi estimi, che dipendevano dalle zone censuarie e dalle categorie catastali (A1, A2, ecc); rendite e valori catastali verranno determinate da un algoritmo basato su metri quadri, tipologia di immobile (negozio, appartamento e via dicendo), incrociato con parametri relativi all’ubicazione, all’età della costruzione e altre caratteristiche edili;
  3. sembra difficile che la riforma permetterà ai proprietari di risparmiare: è probabile che gli immobili risulteranno rivalutati e le tasse aumenteranno di conseguenza; la rendita catastale determina, infatti, il valore di Imu e Tasi (anche se nella delega fiscale l’indicazione è quella di non incrementare l’imposizione fiscale). L’obiettivo dovrebbe essere quello di stanare chi fino ad oggi ha pagato poco per case di prestigio, a causa di vecchie rendite catastali che non tenevano conto, ad esempio, della collocazione degli edifici;
  4. le 103 commissioni censuarie dovranno confermare e definire nel dettaglio il nuovo sistema di calcolo;
  5. ci vorranno almeno 5 anni perché la riforma produca risultati, visto l’elevatissimo numero di immobili da censire.

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