Ci sarà un ritorno al passato con la rivincita dei libretti di risparmio?

Maggiori sono i timori per la situazione economica che stiamo affrontando e minori saranno le nostre capacità di fidarci delle nuove tipologie di investimento. È ovvio infatti che ogni volta che ci sentiamo in pericolo siamo psicologicamente portati a guardare al passato ed a servirci di ciò che non ci ha creato problemi, anche se non conveniente rispetto alle alternative. Questa volontà di accontentarsi del certo per l’incerto si riflette negli strumenti di risparmio, dove talvolta si preferisce rinunciare ad un interesse maggiore per limitarsi ad avere il minimo indispensabile.

Seguendo questo comportamento psicologico, stanno prepotentemente tornando di moda i libretti di risparmio. Spieghiamo brevemente di cosa si tratta: sono dei depositi a vista, cioè rimborsabili in qualsiasi momento. Le uniche operazioni possibili con questo metodo di risparmio sono il prelievo ed il versamento di contante: operatività limitata ma che permette di ridurre a zero il costo di gestione.

I libretti di risparmio possono essere bancari o postali, in relazione all’emittente, e si suddividono in:

  • nominativi;
  • al portatore.

La differenza tra i due è suggerita dal nome: il primo permette di effettuare operazioni esclusivamente al titolare del deposito, mentre il secondo (molto più limitato dal punto di vista del massimale concesso) è invece un titolo pagabile a vista, nel senso che permette l’operatività a chi ne detiene il possesso.

Negli anni passati, indicativamente prima dell’approdo di Internet, il libretto era una forma di risparmio molto apprezzata, in quanto era certamente conveniente per molte ragioni, in particolare:

  • la facilità di utilizzo;
  • i costi pari a zero;
  • la mancanza di un rapporto continuativo e vincolante con l’emittente;
  • la facilità d’uso e la semplicità per diventarne titolare.

L’avvento di Internet ha permesso anche ai conti correnti tradizionali di adattarsi a queste esigenze: attraverso la Rete si potevano scaricare tutte le informazioni utili, ridurre le spese di gestione e garantire un rendimento, pur di poco, superiore a quello proposto.

Oggi, in una situazione dove le banche godono di una fiducia non elevata da parte dei risparmiatori a causa della crisi economica globale, il libretto di risparmio è diventato quasi un salvagente per alcune persone, soprattutto quelle più timorose. Il problema però è che se prima l’elemento che imponeva una riflessione sull’accettare o meno questa tipologia di risparmio era lo scarso tasso di interesse che veniva concesso, ora se ne sono aggiunti altri due: l’impossibilità di utilizzo oltre i 1.000 euro dei libretti al portatore e il pagamento del bollo di 34.20€ per quelli nominativi con giacenza superiore ai 5.000 euro annui a causa delle recenti disposizioni legislative del cosiddetto Decreto Milleproroghe.

Insomma, chi pensava di ritornare facilmente al passato dovrà far i conti con un problema in più: i nuovi vincoli legislativi.