Il potere delle agenzie di rating

Pubblicato da il 18/01/2012 in risparmio - 2 Commenti

Mario Draghi, Presidente della BCE

In questi giorni sfogliando i giornali è facile leggere articoli riguardanti il rating e le agenzie che li emettono. Le notizie riguardano principalmente due filoni: da una parte il downgrade (ribasso) del rating di diversi Paesi e dall’altra la raccomandazione del Presidente della BCE, Mario Draghi, a “vivere senza queste agenzie o quanto meno imparare a fare meno affidamento sui loro giudizi”.

Ma cosa spinge il Presidente della Banca Centrale Europea a fare un’affermazione fortemente contraria all’operato di alcune agenzie che, a rigor di logica rappresentano gli arbitri del mercato? Un motivo c’è e per spiegarlo è possibile ricorrere ad una simpatica metafora calcistica presente in un articolo de La Repubblica:  ogni tifoso sa che all’arbitro non si dice nulla, finchè non ti dà contro.

Per alcuni arbitri è venuto meno il concetto di imparzialità che dovrebbe essere garantito da giudici di un mercato che, può spostare molti soldi e il risparmio privato da una parte all’altra in base alle loro decisioni.

Ma andiamo per ordine: le società che si occupano di assegnare un rating ai titoli sono 4: Standard&Poor’s, Moody’s, Fitch e la meno nota agenzia canadese Dbrs. Il loro operato è stato legittimato grazie a delle norme e leggi emesse dagli stessi organi politici che oggi le criticano. Negli ultimi sei anni infatti, diverse Direttive Europee hanno sancito che Fondi Comuni e Banche dovessero necessariamente tener conto del rating dei titoli al fine di costruire le loro riserve. E dove non sono state emesse norme legislative, sono intervenute le autorità di vigilanza “consigliando caldamente” il loro utilizzo.

Il problema che si è verificato è un conflitto di interessi nelle agenzie, tanto da far pensare che questo potesse portare alla speculazione, ossia che gli interessi di talune persone venissero tutelati a discapito di altre. Estremizzando il concetto, che non significa che tutte le società si comportano nello stesso modo, nel passato ce ne sono state alcune che a pagamento concedevano la tripla A su mandato degli stessi beneficiari del rating, siano essi aziende o banche.

Alcuni economisti, tra cui Paul Krugman, sostengono che il giudizio sul rating è “viziato dall’incapacità delle agenzie di cogliere le specificità del debito di Stato, rispetto a quello delle aziende”. Queste significa che il modello di valutazione è incompleto e per questo spesso le agenzie di rating prevedono il default (fallimento) di uno Stato che poi non si realizza.

Tutte queste considerazioni invitano ad una riflessione: abbiamo davvero bisogno di far assegnare un rating ai titoli di ogni Paese ed ai debiti sovrani nazionali e sovranazionali? La risposta è certamente positiva, ma a patto che il loro operato possa considerarsi sopra le parti, indipendente da interessi interni e contrario alla speculazione.

 
 
 
Note:

Il rating ha lo scopo di classificare i titoli azionari e le aziende in base al rischio che hanno di rispettare gli impegni finanziari assunti.

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