La legge domanda-offerta appiattisce i rendimenti sicuri

Sono tanti, ormai, i Titoli di Stato dal rendimento pressoché irrisorio che consentono, ai Paesi che li emettono, di finanziarsi quasi a costo zero: Germania, Stati Uniti, Giappone, Svizzera, solo per fare qualche esempio. Eppure la domanda abbonda, anche se non mancherebbero alternative più convenienti per gli investitori, come i Btp Italiani e spagnoli, il cui attuale rendimento si aggira tra il 3 ed il 4% circa.

Il motivo di questa situazione risiede certamente nella scarsa fiducia che i risparmiatori ripongono in strumenti finanziari la cui sicurezza è oggi messa in discussione (sebbene garantita dagli Stati che li emettono), ma non solo. La quasi totalità del mercato, infatti, è costituita da soggetti istituzionali (banche, fondi di investimento, assicurazioni) che spesso non possono evitare di ricorrere ai beni rifugio: alcuni pacchetti finanziari da essi forniti, infatti, devono sottostare a rigidi requisiti di prudenza (ad esempio investire soltanto in “Triple A”). La ricerca di protezione, dunque, sembra oggi più forte di quella del guadagno, a tutto vantaggio di quelle economie che oggi sono considerate “porti sicuri”. Per evitare che sia solo la legge della domanda e dell’offerta a influenzare l’andamento dei rendimenti degli strumenti di risparmio, servono regolamenti e normative efficaci a tutela dei risparmiatori da parte dell’Unione Europea.