Risparmio gestito o fai da te

Pubblicato da il 04/08/2016 in risparmio -
risparmio gestito

Gran parte degli italiani ha un piccolo risparmio da parte, o vuole iniziare a costruirlo pian piano: c’è chi si accontenta di lasciare le somme in conto corrente o in libretti di risparmio senza però percepire rendimenti, mentre la gran parte desidera che il capitale aumenti di anno in anno per far fronte all’inflazione e alla svalutazione del denaro. Appurata questa esigenza esistono fondamentalmente due strade percorribili: muoversi in autonomia sul mercato finanziario e dei prodotti di risparmio, oppure affidarsi ad un consulente finanziario, che può consistere in un libero professionista, un intermediario, una società di gestione o un promotore plurimandatario.

Il risparmiatore deve avere ben chiaro in primis quali sono i suoi obiettivi, ossia che rendimenti vuole ottenere, quale capitale ha a disposizione e quale orizzonte temporale adottare. Una volta stimati questi parametri, sarà necessario valutare quale grado di rischio si è disposti a sopportate e, in base a questo, modificare al rialzo o al ribasso le proprie aspettative di guadagno. Qualora non si sia disposti ad accollarsi alcun rischio, non vi è dubbio che la scelta migliore sia quella di muoversi sul mercato in autonomia, prediligendo strumenti sicuri come il conto deposito, i Titoli di Stato o i prodotti assicurativi a capitale garantito. Nel caso in cui si sia disposti ad accollarsi qualche rischio, è opportuno valutare se agire in autonomia (sottoscrivendo un conto titoli presso la propria banca, da cui poter effettuare le transazioni) o affidarsi a terzi.

La logica che guida gli investimenti è quella della diversificazione, ossia acquistare diversi prodotti così che i guadagni derivanti da alcuni possano bilanciare le perdite derivanti da altri. Per diversificare, occorre avere a disposizione un capitale piuttosto importante, dato che le transazioni sono soggette a costi e molto spesso i titoli vengono venduti a pacchetti di importo prestabilito. I fondi comuni di investimento operano in questo modo, dando la possibilità anche al piccolo risparmiatore di accedervi: sembrerebbe quindi la soluzione migliore. Tuttavia, l’investitore individuale può porsi obiettivi inferiori a quello di una società di gestione, prediligendo strumenti meno rischiosi, può sopportare eventuali perdite momentanee nell’ottica di una futura ripresa. I fondi invece, essendo soggetti alla concorrenza (per accaparrarsi clienti devono produrre performance migliori dei competitor), sono tenuti a realizzare importanti guadagni e non possono permettersi di ragionare sul lungo periodo, dovendo quindi utilizzare strumenti più rischiosi. Non vi è quindi una risposta univoca se preferire il risparmio fai da te o il risparmio gestito, ma la scelta dipende dagli obiettivi che si prefigge il risparmiatore stesso.

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