Risparmio, il redditometro ai nastri di partenza: cos’è, come funziona e come comportarsi

Dovrebbe entrare in vigore da marzo 2013 il redditometro, lo strumento studiato dall’Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale e migliorare l’accertamento tributario sui redditi dei contribuenti.

Ecco, in sintesi, come lavora il redditometro. Parte delle voci di spesa prese in esame dal Fisco vengono analizzate attraverso le informazioni raccolte dalle banche-dati a disposizione (dichiarazioni di redditi in primis). La restante parte è messa a confronto con le tendenze di spesa medie ISTAT, costruite sulla base della provenienza geografica e del nucleo familiare di appartenenza.

Una volta calcolato il profilo di spesa del contribuente e messo a confronto con il reddito percepito, i percorsi possono essere due:

  • se tra i due valori a confronto emerge un’incongruenza inferiore al 20%, il risparmiatore non sarà soggetto ad alcun procedimento;
  • in caso contrario, il Fisco chiamerà il contribuente al contraddittorio. Secondo norma, è il cittadino a dover dimostrare la propria onestà, attraverso la presentazione di documenti ricavati dall’Anagrafe Tributaria o fornendo spiegazioni esaurienti riguardo livelli di spesa non in linea con i parametri ISTAT. Se l’interessato non dovesse fornire prove sufficienti o presentarsi alla chiamata, l’Agenzia delle Entrate procederà con l’accertamento vero e proprio, accompagnato da specifiche accuse di evasione.

Per non farsi trovare impreparati all’esame del redditometro è buona regola:

  • Documentare le spese “straordinarie” – uscite derivanti ad esempio dall’acquisto di una vacanza potrebbero risultare sospette o non in linea con il proprio profilo; fatture, biglietti e ricevute vanno conservate per giustificare i propri movimenti, qualora vengano richieste spiegazioni.
  • Verificare l’intestazione delle utenze – il redditometro analizza il singolo contribuente, e non può sapere che, ad esempio, può essere un’altra persona a pagare le bollette a noi intestate, situazione presente in molti nuclei familiari. Modificare le intestazioni o tracciare i pagamenti può risolvere questo tipo di incongruenze.
  • Prestare attenzione agli incrementi patrimoniali – in precedenza questi (determinati ad esempio dall’acquisto di una nuova automobile) aumentavano la capacità contributiva su 5 anni, mentre ora lo fanno con riferimento all’anno in corso. Potrebbe quindi rendersi necessario dimostrare che le risorse utilizzate derivano dal risparmio accumulato negli anni, da disinvestimenti o magari da aiuti finanziari giunti dai propri familiari.
  • Documentare fonti di reddito aggiuntive – è importante infine annotare tutte le tipologie di entrate, soprattutto quelle non esplicitate nella dichiarazione fiscale di fine anno.