Second hand economy: risparmio e sostenibilità

Pubblicato da il 01/07/2019 in generale, news, risparmio -

Automobili, elettrodomestici, accessori e vestiti. Ma anche mobili e giocattoli. Dare una nuova possibilità agli oggetti, seguendo la cosiddetta Second Hand Economy, sta diventando sempre più una filosofia di vita. Insomma, riciclare ciò che non si utilizza più, rimettendolo in circolazione, è una scelta che rispetta l’ambiente e strizza l’occhio al risparmio, creando un’Economia Circolare. I beni non escono dal ciclo produttivo, ma vengono riutilizzati secondo nuovi bisogni: una pratica sostenibile che salvaguarda il pianeta. Grazie alla compravendita dell’usato infatti, solo nel 2017 è stata evitata l’immissione nell’aria di 6,1 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

La sfida dell’usato che piace soprattutto ai giovani

Secondo una ricerca recente, la filosofia del riciclo, attira maggiormente gli under 45: in Italia sono circa il 50% a vendere e acquistare oggetti usati di ogni genere. Nel Dopoguerra usare abiti o accessori di seconda mano era più che altro una necessità, forse per questo chi è più avanti con gli anni, fatica maggiormente a entrare in quest’ottica, sebbene non manchino le eccezioni. Chi ha ceduto al fascino del vintage – che sia un vestito, un tavolo, una borsa o una radio – lo fa perché crede nell’importanza dell’economia circolare, perfetto connubio tra risparmio e sostenibilità. Infatti, ogni bene nuovo che si decide di acquistare ha un forte impatto sull’ambiente: dal momento in cui si crea l’oggetto, fino allo smaltimento in discarica. Ogni passaggio contribuisce a inquinare e a pesare sulla salute della Terra, oltre che sui nostri polmoni. Un piccolo gesto di responsabilità serve ad aiutare le nostre tasche in termini di risparmio e di benessere.

Il successo del “second hand fashion”

Anche vestirsi sta diventando un problema per l’ambiente: si produce moltissimo (ogni anno nel mondo si comprano circa 80 miliardi di capi d’abbigliamento), con il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle emissioni di anidride carbonica e gas serra. Per questo in molti guardano con speranza al riciclo degli abiti: l’usato come risparmio economico, ma anche come risorsa per rispettare l’ambiente. I dati sul giro di affari nella moda di seconda mano parlano chiaro: il mercato, soprattutto negli Stati Uniti, è in costante crescita. ThredUp, piattaforma americana che vende abiti usati, parla di un business che vale 24 miliardi di dollari, ma che in circa 4 anni raggiungerà i 51 miliardi. In Italia le cifre sono diverse: i ricavi che riguardano l’abbigliamento usato, valgono nel complesso 2,8 miliardi di euro, secondo quanto riporta uno studio della Doxa, realizzato per il portale Subito.it. Di sicuro anche nel nostro Paese l’interesse per il second hand legato alla moda, è in aumento. Gli italiani infatti sono quelli che globalmente vendono più prodotti, con una media di 7,5 pezzi all’anno. La vendita e l’acquisto di capi – specialmente firmati – è trainata anche dai social network, in primis Instagram, che mostra una moda sempre nuova e di tendenza, per i giovanissimi quasi impossibile da non imitare.

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