Tassi di interesse: un po’ di chiarezza

Pubblicato da il 02/02/2017 in risparmio -

I tassi di interesse rappresentano il guadagno percentuale che è possibile realizzare attraverso un determinato investimento. Un’importante distinzione riguarda il tasso di interesse nominale e quello reale. Il primo, solitamente indicato nei fogli informativi dei prodotti di investimento e risparmio, rappresenta il guadagno percentuale che si potrebbe ottenere qualora il denaro investito mantenesse lo stesso potere di acquisto al momento del disinvestimento. Il tasso di interesse reale invece, tiene conto dell’inflazione, ossia dell’ipotetica svalutazione del denaro che avverrà nell’arco temporale di durata dell’investimento. In periodi di elevata inflazione quindi, il tasso di interesse nominale e quello reale risulteranno molto diversi l’uno dall’altro. La stragrande maggioranza dei prodotti di risparmio offrono un tasso di interesse nominale, vista la difficoltà di prevedere l’andamento dell’inflazione, soprattutto nel medio o lungo periodo.

Una seconda importante distinzione è quella che intercorre tra tassi di interesse lordi e tassi di interesse netti: i primi rappresentano i tassi erogati dal soggetto che emette il prodotto di risparmio, i secondi sono costituiti dalla differenza tra i primi e la tassazione statale e sono quelli che effettivamente percepisce il cliente. La tassazione statale è applicata alle plusvalenze derivanti da operazioni finanziarie (prodotti di risparmio/investimento) e ammonta al 12,5% per quanto riguarda i Titoli di Stato e al 26% per altre tipologie di strumenti (azioni, obbligazioni, conto deposito, ecc). Esistono inoltre prodotti assoggettati ad una tassazione mista: si tratta dei fondi comuni di investimento al cui interno sono contenuti sia Titoli di Stato che altri prodotti. Tale situazione ricorre in particolar modo nel caso delle polizze vita (a premio singolo o ripetuto) o dei fondi pensione.

Per operare un confronto tra due o più prodotti di risparmio è inoltre importante tenere conto della ricapitalizzazione degli interessi: essi possono infatti essere liquidati periodicamente attraverso una cedola, o su un conto corrente di appoggio, oppure reinvestiti nel prodotto (e quindi ricapitalizzati) tramutandosi in capitale che a sua volta maturerà ulteriori interessi. Non esiste una soluzione, o combinazione di soluzioni, migliore in assoluto, in quanto la scelta dipende dalle esigenze del singolo risparmiatore oltre che dalla situazione del mercato finanziario, dall’inflazione e dall’orizzonte temporale scelto per l’investimento.

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